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I 10 momenti da dimenticare del 2014: i fatti peggiori in pillole

Quali sono stati i dieci momenti peggiori del 2014? Non è davvero facile individuarli, e non perché siano mancati: visto con gli occhi di chi si accinge a lasciarselo alle spalle, infatti, l’anno appena trascorso sembrerebbe poter entrare di diritto nell’Olimpo dei peggiori, Samantha Cristoforetti e Jep Gambardella a parte: crisi economica galoppante dell’Eurozona e crollo del rublo (crollo che nei primi di dicembre segnerà più che un punto a favore degli Stati Uniti, dopo che il 24 marzo con una riunione straordinaria la Russia era stata sospesa dal G8), inasprimento del conflitto arabo-israeliano (il 17 luglio il premier israeliano Netanyahu ordina alle proprie truppe d’invadere la Striscia di Gaza, scatenando una vera e propria guerriglia urbana che fa 28 morti, di cui uno solo israeliano), ripresa degli attacchi del terrorismo internazionale, nascita del Califfato, allarme ebola e crisi climatica (il 7 gennaio freddo record negli Stati Uniti d’America con temperature scese fino ai -53 gradi nello stato del Montana; il 2 agosto una bomba d’acqua colpisce il trevigiano facendo esondare un torrente che uccide 4 persone; il 9 e il 10 ottobre una violenta alluvione colpisce Genova provocando danni per milioni di euro e un morto). Il 2014 rischia poi di passare alla storia come l’anno in cui il dominio dei mercati e del pensiero unico si è cristallizzato definitivamente (per chi non sapesse di cosa si tratta, riportiamo la celeberrima definizione del direttore del quotidiano francese Le Monde, Ignacio Ramonet: “Che cos’è il pensiero unico? È la trasposizione in termini ideologici, che si pretendono universali, degli interessi di un insieme di forze economiche, e specificamente di quelle del capitale internazionale”). Due esempi su tutti (che sono anche i primi due di un elenco di dieci punti, assolutamente NON in ordine di importanza):

1) Primo: una delle parole più usate, abusate e cliccate dell’anno è stata “selfie”: che è, in pratica, l’autoscatto fatto con uno smartphone, un tablet o una web-cam. Milioni di persone si sono immortalate in ogni dove, qualche deficiente anche nei luoghi di alcuni grandi disastri, pur di spiattellare in mondo visione, su qualche social, il proprio io. Che cosa c’entra questo con il pensiero unico? Il nostro modello economico crea cultura, e ci impone quella stessa cultura così che cominciamo a parlare lo stesso linguaggio, annullando le differenze, le specificità, il dissenso. Ovviamente, l’autoscatto esisteva già. Eppure la parola “selfie” è entrata prepotentemente nelle nostre vite- e nei trend di Google- fino a condizionarle, creando comportamenti di massa, uguali in Italia, in India, in Brasile. Annullando le specificità, le differenze e il dissenso, appunto.

2) Esempio numero due: il 17 dicembre scorso si interrompe il gelo tra Cuba e gli Stati Uniti d’America e Barack Obama e Raul Castro annunciano l’intenzione di porre fine all’embargo che durava ormai da 55 anni. Decisivo sarebbe stato l’intervento di Papa Francesco. Tutto il mondo ha salutato con un’estasi transnazionale questo evento come se fosse di salvezza universale, come se potesse rappresentare l’attesissima redenzione collettiva. Nessuno- o pochissimi- che abbiano osservato, ad esempio, che questa data avrà cancellato l’indipendenza di uno degli ultimi stati caparbiamente schierati contro gli Stati Uniti d’America e contro la loro politica internazionale fatta di violenza e sopraffazione.

3) Secondo Google, che troppo spesso trattiamo come se fosse Dio scordandoci che altro non è che una multinazionale, nel 2014 abbiamo cercato “speranza più di paura, scienza più di finzione, cerchiamo le cose che amiamo e i successi più grandi, cerchiamo per dare un senso alle cose, cerchiamo cose che ci facciano emozionare”. Certo, ci sono state le morti di personaggi famosi ed amati, come Robin Williams, oppure quelle dei ragazzi neri uccisi dalla polizia americana a Ferguson, a Saint Louis, a Phoenix. Eppure, a ben vedere, nel video promozionale del più grande motore di ricerca del mondo non ci sono cose brutte. Perché il mercato non ama che si squarci il velo di Maja della miseria, della paura e della violenza. Dobbiamo essere tutti sorridenti, felici di lavorare gratis, di ascoltare Beyoncè e di comprare l’ultimo modello di I-Phone. Nessun accenno alle vere tragedie di questo anno infausto, se non in una chiave positiva, emozionante: per ebola, ad esempio, l’accento è posto sul senso del dovere dei medici meravigliosi che sono partiti per salvare vite umane- spesso rimettendoci la propria- e non sull’Occidente che, a meno che qualcosa non succeda in casa propria, si gira dall’altra parte (ma neanche sulle cifre, che invece noi riportiamo: 7518 i morti causati dalla febbre emorragica in Africa occidentale, per un totale di 19.340 casi registrati).

4) Le guerre, poi, vengono tenute di conto solo dal punto di vista del motore di ricerca: “Gli eventi chiave nei conflitti mondiali hanno spinto il mondo a informarsi di più e ponderare i fatti” spiega Google. Nessun accenno al silenzio internazionale sulla Siria, dove le violenze di un esercito di ribelli sapientemente armato dagli Stati Uniti d’America hanno raso al suolo città intere, seminando il terrore con azioni di violenza che nemmeno nella Russia di Stalin. Ribelli inizialmente caldeggiati dai media occidentali, presentati come unico vero grimaldello contro Bassar Al-Assad il cattivone e immediatamente scaricati quando la gente ha cominciato a capire di che natura fossero realmente fatti. Quegli stessi ribelli che l’Occidente aveva sostenuto appartengono infatti all’Isis, il gruppo islamico fondamentalista che dagli anni 2000 ad oggi si è rafforzato sempre di più fino a fondersi con Al Quaida e proclamare la restaurazione del Califfato della Siria e del Levante il 29 giugno scorso, in Iraq. Isis che è improvvisamente diventato la prima minaccia internazionale, come lo fu Al Quaida all’alba dell’attacco alle Torri Gemelle. Isis di cui però si tacciono i rapporti con l’intelligence americana.

5) Nessun accenno alla “Guerra fredda contemporanea” che nel 2014 ha interessato l’Ucraina: il 28 febbraio la Russia ne invade militarmente la Penisola di Crimea, per poi annetterla il 17 marzo in seguito al un referendum con il 96,6% di voti a favore; nel frattempo le violenze nel paese non si placano e il 17 luglio il Volo Malaysia Airlines 17 con a bordo 298 persone viene abbattuto da un missile mentre sorvolava il confine tra i due paesi, confermandosi come il settimo incidente aereo più grave della storia (l’8 marzo era invece scomparso l’aereo del volo Malaysia Airlines 370 durante un volo verso Pechino, aveva a bordo 239 persone. Il 28 dicembre si è invece inabissato l’AirBus A320-200 dell’AirAsia con 162 persone a bordo: il 2014 si conferma decisamente l’anno nero dell’aviazione asiatica).

6) Tanto, del resto, le priorità sono altre. E i fatti rilevanti del 2014 pure: vi siete forse scordati di “Ice challenge bucket”? Per chi quest’estate avesse letto solo la Settimana Enigmistica il fenomeno della “doccia ghiacciata” è esploso come gesto di immediata solidarietà- ma sopratutto di sensibilizzazione per la racconta fondi- per la Sla. Potrebbe anche sembrare una moda nobile se non fosse che la maggior parte di quelli che si sono rovesciati addosso un secchio pieno d’acqua fredda non ha donato un centesimo alla ricerca ed ha usato la secchiata solo come autocelebrazione da social. Praticamente, un “selfie” in movimento che si è confermato come una delle cose più stupide degli ultimi tempi. Seconda- forse- solo alle Femen che al grido di “God is womansi strusciavano nude sui dei maxi crocifissi in legno in Piazza San Pietro. E questo, per il pensiero unico di cui sopra, dovrebbe essere femminismo.

7) Il 2014 sembrerebbe essere un anno gay-friendly; l’austriaca transgender Conchita Wurst partecipa al 59° Eurovision Song Contest e ruba la scena con la sua “Rise Like a Phoenix”: “Conchita si è guadagnata l’attenzione mondiale ed è diventata un’icona LGBT, esibendosi al Parlamento Europeo e nella sede centrale delle Nazioni Unite– scrive ancora Google- le ricerche per diritti Lgbt sono quindi salite in modo esponenziale in tutto il mondo”. Ancora una volta i diritti civili ridotti a un trendy affair che ha molto a che vedere con la classe sociale e poco con i diritti in quanto tali. In pratica fa più il mercato della volontà di milioni di cittadini e cittadine che si riuniscono, ad esempio, in un sindacato. O in un partito politico. E questo, per qualcuno, potrebbe anche sembrare un bene: basta che si ottenga qualcosa, no? No. Perché quello che otteniamo è pura superficie, sono i lustrini e i glitter di un mondo che sotto il tappeto non nasconde la solo la polvere ma tonnellate e tonnellate di immondizia. Ci battiamo per i gay, per le lesbiche, per i negri, per i disabili solo perché il mercato ha deciso per noi che quelle sono battaglie giuste da fare, su cui può guadagnare molto senza doversi mettere in discussione. Ma se sei povero, se vivi nelle periferie del mondo, nelle carceri, nei manicomi, o se sei fuori dal coro, dissenti, critichi, il mercato non è disposto a combattere per te. Al massimo, puoi essere compatito.

8) E la compassione, al giorno d’oggi, è cosa che riesce benissimo: il 2 dicembre i leader delle grandi religioni del mondo si sono riuniti in Vaticano per firmare un accordo comune per la lotta alle grandi schiavitù moderne. Come se la religiose potesse qualcosa contro il Jobs Act, il decreto delega sul lavoro del Governo Renzi (insediatosi il 22 febbraio dopo le dimissioni di Enico Letta) approvato dal Parlamento nei giorni scorsi. Servirebbe la politica, l’unico strumento che può ridare il giusto valore al lavoro, la speranza agli ultimi e la dignità agli oppressi ma è l’antipolitica che veleggia in questo 2014, nonostante le brusche frenate del Movimento 5 Stelle (la prima alle europee del maggio scorso, dove Beppe Grillo aveva annunciato una vittoria schiacciante e si è dovuto accontentare del 21,1% contro il 40,8% del Partito Democratico; la seconda alle regionali del novembre scorso: in Calabria il M5S ha toccato addirittura il fondo del 4%). Sembrerebbero anche calare i cittadini contrari all’Europa, nonostante gli infausti venti nazionalisti che spirano sull’Unione: il 18 settembre, in Scozia, durante un referendum ad hoc ha vinto il no all’indipendenza dal Regno Unito con il 55%.

9) Ci siamo dimenticati di qualcosa? Forse della presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea che il nostro paese ha assunto il primo luglio: sarà che l’operato del premier è stato un po’ deboluccio, ma è già tanto se ce ne siamo accorti. Mancano poi i tre fatti di sangue più cruenti dell’anno: il 14 aprile, in Nigeria, un commando armato rapisce 276 studentesse di religione cristiana che si trovavano in un istituto d’istruzione secondaria. Le studentesse sono ancora nelle mani dei rapitori, che sembrerebbero averle forzatamente convertite all’Islam e date in sposa. Il 15 dicembre, a Sydney, vengono prese in ostaggio alcune persone all’interno di un bar da un uomo iraniano: il blitz della polizia porta all’uccisione del sequestratore ma moriranno 2 persone e resteranno ferite tre. Il giorno dopo, il 16 dicembre, 130 minori vengono assassinati in una scuola del Pakistan da un gruppo di talebani: a seguito di quello che si confermerà come il fatto peggiore di tutto il 2014, il governo pachistano avrebbe ordinato oltre 3000 impiccagioni, aggiungendo altro sangue al sangue innocente già versato.

10) Al decimo posto una notizia tutta italiana: al termine del processo che lo vedeva imputato per i danni dovuti all’amianto, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny sarà assolto dall’accusa di disastro doloso ambientale. La Cassazione ribalterà la sentenza del processo Eternit. Forse la pagina di storia d’Italia peggiore dell’anno, quella che vorremmo certamente dimenticare.

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