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I giovani italiani? Creativi ma con scarse capacità operative. Ecco il giudizio dei Cavalieri del Lavoro

L’indagine Censis “Idee e proposte per la competitività del sistema-Italia. La valorizzazione dei giovani talenti” condotta in collaborazione con l’Osservatorio sulle piccole e medie imprese dei Cavalieri del Lavoro,  regala una fotografia estremamente precisa e accurata del rapporto fra giovani italiani e mondo del lavoro.

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Lo studio, basato su alcune prestigiose realtà guidate da un imprenditore dell’Ordine al merito per il lavoro, parla chiaro: il 65% dei Cavalieri considera i giovani italiani carenti dal punto di vista delle capacità pratiche e operative, preferendo di gran lunga i coetanei stranieri, più flessibili, adattabili e quindi ritenuti maggiormente efficaci nell’affiancamento dei processi di internazionalizzazione. Ulteriori deficit riguardano la padronanza della lingua inglese, le eccessive aspettative economiche dei neolaureati nostrani e la difficoltà a tollerare pesanti carichi di lavoro. Al fine di sanare le mancanze dei giovani Italiani, la maggior parte degli imprenditori reputa di primaria importanza il raggiungimento di un raccordo significativo tra università e aziende; in particolar modo Giuseppe Roma, direttore generale del Censis ritiene “necessario agire sulla formazione sia su quella di carattere tecnico, nei piani di studio delle scuole superiori e nelle lauree brevi. I giovani vadano in azienda a fare stage e le aziende siano più coinvolte all’interno del programma formativo scolastico, perchè c’è bisogno di una competenza tecnica maggiore”.

Le medie imprese, oggetto dell’analisi, dimostrano di continuare a credere nel potenziale professionale dei giovani, definiti “una risorsa fondamentale” e circa l’80% dei Cavalieri del Lavoro, nonostante la crisi, ha continuato ad assumere: ad oggi circa 1/3 degli occupati ha meno di 35 anni e nel 60% dei casi viene sin da subito coinvolto in progetti impegnativi.

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