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I requisiti per diventare il volontario perfetto

E’ nato tutto lì. Tra un cappuccio spolverato di cacao e un caffè ristretto. Lì. In un vellutato bar di Varese dal nome La Cupola. Lì. Dove  ho trascinato mia madre quella volta per sprigionare un pianto che tenevo stretto in petto da tanto (troppo) tempo. Lì. Davanti alla Parrocchia Sant’Antonio di Brunella, meglio nota a noi tutti varesini come “La Brunella”. L’incontro doveva avvenire lì, appunto. Una scelta del tutto casuale, pensai. Ma di casuale, nella vita, c’è ben poco…

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Non avevo mai incontrato Maurizio prima di quel momento. Certo non potevo chiedergli di presentarsi con un fiore rosso all’occhiello per distinguersi dalla massa di abitudinari colazionari, vi pare? E a conti fatti, non ce n’è stato bisogno. Il suo sorriso si è fatto  spazio tra la folla sciacquando via la  nube di pensieri di quel giorno. Eccolo lì, Maurizio. Avvolto nella sua timida camicia a righe, nascosto dietro a un paio di occhiali dalla montatura importante e carico di fardelli di carta.

Ancora non so come ringraziarti per questa occasione”, spezza il silenzio lui, con la gratitudine tipica di chi ringrazia Dio ad ogni risveglio nonostante la vita l’abbia messo a dura (durissima) prova.

Non ho ancora fatto nulla in realtà…” il disagio imbarazzante di chi teme che le aspettative superino di gran lunga la realtà dei fatti.

Sei qui. E questo per noi è il dono più grande che potessi farci”.

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Sbam! La graffiante consapevolezza di poter donare gioia a più persone senza averlo preventivato. E tutto, in quella tua giornata appesantita da pensieri di ogni sorta, venne drasticamente ridimensionato…

Maurizio Ferrari è responsabile comunicazione eraccolta fondi per Fondazione Renato Piatti onlus da maggio 2011. La sua storia meriterebbe molto più di un articoletto del lunedì. E non è detto che ciò non avvenga in un futuro non troppo lontano. Fondazione Piatti, dicevamo. Mmm… Forse dovrei fare un passo indietro per coinvolgervi in questa storia. Dunque dunque…

Sapete cosa si nasconde dietro all’acronimo ONLUS? Esatto. Un’organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale. Bene. Non lucrativa, appunto. Quella famigerata parola inflazionata. Quel termine “volontariato” di cui troppe persone tendono a riempirsi la bocca senza un riscontro effettivo di fondo. Ma anche questo, forse, è un discorso che richiederebbe un capitolo a sé.

Fondazione Piatti, nata nel 1999 per volontà di un gruppo di genitori soci di Anffas Varese, è a tutti gli effetti il braccio operativo dell’associazione. Si parla di Anffas, di Onlus, di volontariato appunto… Ma, detto inter-nos, cosa succede all’interno di queste fondazioni? Un vero e proprio microcosmo, amici miei. Una concreta realtà che tende a muoversi (e sopravvivere) in parallelo alle nostre vite di tutti i giorni. Là. Dove le orecchie si fanno grandi per meglio poter recepire le onde di tutti quei cuori bisognosi di attenzioni. Là. Dove nessuno ha voglia di sentirsi “speciale”, “diverso”, “da compatire” ma semplicemente uno di tanti. Uno di noi.

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Questo fa la Fondazione Piatti. Coi suoi 14 centri operativi tra Varese-Milano e provincia, si prende cura delle persone con disabilità intellettiva e relazionale di tutte le età e delle loro famiglie. No… Blocco il vostro pensiero sul nascere. Non si tratta di bambini. Non solo. Stiamo parlando di 380-390 persone. Dal bimbo di 2 anni accolto per il servizio riabilitativo e riaccompagnato a casa al termine dell’attività al signore di 65 al quale non è rimasto nessuno. Né un fratello, né un parente, né un amico… No. Proprio nessuno. Ma lui, nonostante ce la metta tutta per urlare al mondo la sua indipendenza, non ha i mezzi a disposizione per farlo. C’è un’ingiustizia di fondo, ammettiamolo. Veniamo al mondo dotati di tutti i mezzi necessari per sopravvivere. Poi, crescendo, sta a noi realizzarci. Ma se partiamo svantaggi fin dalla partenza, beh… Trattasi di lotta impari. Non essere autosufficienti comporta l’impegno di una persona che stia al tuo fianco, giorno dopo giorno, per una crescita assistita. Non può essere altrimenti. E quando ci si ritrova invecchiati e soli, con margini di autonomia ridotti (o molto ridotti), che si fa? Chi ci aiuta? Chi ci prende per mano durante il lungo e sofferto cammino? Loro. Gli amici della Fondazione Piatti, ad esempio. Accogliendo a braccia aperte il signore di 65 anni e tutti coloro che hanno bisogno di un’ospitalità fissa.

Ci insegnano a vedere le cose con i loro occhi” spiega Mauri, vestito del sorriso più puro che abbia incontrato, “e noi ci prendiamo cura di loro. Pensando all’oggi, ma guardando al domani. E il domani è…

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Il suo dito indice si alza verso il cielo, fa una piroetta entusiasta e va a puntare là, alla Brunella…

La centralità della persona al di là di ogni sofferenza, Marghe. Con l’aiuto di tutti coloro che hanno a cuore il bene della città, nascerà “La Nuova Brunella”Una struttura che si prenderà cura dei crescenti bisogni delle persone con disabilità e di molte famiglie che vivono una condizione di fragilità…

Ecco perché la scelta di quel bar. Niente al caso, ricordate?

Chiama mia mamma. Devo andare, il tempo mi era davvero sfuggito dalle mani.

In tutto questo, i titoli di coda non han tardato a scorrere davanti ai miei occhi. Quasi 400 ospiti presenti nelle loro strutture, 460 collaboratori tra medici, operatori, infermieri, psicologi, educatori, riabilitatori e assistenti dei quali 86 volontari che li aiutano quotidianamente. La disabilità intellettiva e relazionale colpisce le persone dalla nascita. Non sono certo loro a sceglierlo. Compromette l’autonomia mentale e a volte anche fisica per tutta la durata della vita. La persona disabile intellettiva ha bisogno di assistenza continua non solo da pare della famiglia ma anche da parte dell’intera collettività.

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Se potessi farti un regalo, con questo articolo, cosa vorresti Mauri?

… Quella camicia a righe era diventata ormai decisamente troppo striminzita per trattenere un cuore rigonfio di emozioni:

Volontari, Marghe. Tanti cuori disposti a dare una mano nei nostri centri e in occasione dei nostri eventi (“Un fiore per i nostri progetti”, giusto per citarne uno imminente, i prossimi due weekend). Non sono richiesti grandi requisiti: solo una buona dose di sorriso confezionato in un cuore palpitante d’amore. Al resto pensiamo noi, dalla formazione presso i nostri centri a tutto il resto…”

Chiuderò il mio articolo, per la prima volta, con un link. Il loro piccolo grande mondo è sempre aperto. Non avete nemmeno bisogno di bussare…

www.fondazionepiatti.it

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