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I robot ruberanno il lavoro agli esseri umani?

I robot ruberanno il lavoro agli esseri umani? E’ questo lo scenario a tinte fosche che viene dipinto da molti commentatori e politici. Il perfezionamento dei software di intelligenza artificiale, unito alle sempre maggiori capacità di calcolo dei computer e al miglioramento di sensori e capacità di movimento dei robot, effettivamente permetterà di sostituire l’uomo in una gamma vastissima di attività. Ci saranno ancora camion guidati da esseri umani fra 20 anni? O taxi e autobus guidati da umani? Si può abbastanza facilmente escludere. Ci saranno ancora magazzinieri e fattorini umani fra 20 anni? Anche questo si può facilmente escludere, anche a scadenze inferiori. Ci saranno operai umani nelle fabbriche? In quelle grandi, sempre meno.

L’intelligenza artificiale sostituirà non solo il lavoro manuale poco qualificato. Esistono società d’investimento che si basano esclusivamente sull’Intelligenza Artificiale, e sostengono di avere risultati migliori rispetto ai fondi di investimento gestiti da esseri umani. Stanno allo stesso modo nascendo software in grado di fare ricerche di precedenti giudiziari (al posto degli avvocati praticanti), di scrivere brevi resoconti di eventi sportivi basandosi sui soli dati numerici delle partite (al posto dei giornalisti apprendisti), per non parlare dei software sempre più perfezionati per l’assistenza clienti (al posto dei call center). Questi scenari stanno causando un’ondata di neo-luddismo: si teme una disoccupazione di massa, da affrontare magari con politiche demagogiche come sussidi di disoccupazione permanenti (o reddito di cittadinanza) o con la pretesa di far pagare ai robot i contributi pensionistici, come da proposta arrivata al parlamento europeo.

I robot ruberanno il lavoro causando davvero disoccupazione di massa?

La risposta è che ogni innovazione tecnologica, da quando è stato inventato l’aratro trainato dai buoi, ha “rubato posti di lavoro”. Ma le innovazioni al contempo diminuiscono i costi di produzione, e questo fa progredire l’economia complessiva. Non esistono miglioramenti tecnologici che non siano giustificati da una diminuzione dei costi dei prodotti. Se tutti, anche un mendicante, possono permettersi per pochi soldi un tozzo di pane e un pacco di pasta, è conseguenza del fatto che per coltivare il grano si usano trattori e trebbiatrici, che per fare la farina si usino macchinari elettrici, che il pane e la pasta siano prodotti con macchinari industriali. Viviamo in una società in cui per soddisfare i bisogni di base servono davvero pochi soldi, infinitamente meno di 50, 100 e 200 anni fa. Il fatto che servano meno soldi per mangiare, permette di poter destinare una parte del reddito a un’abitazione migliore (a sua volta più economica grazie ai miglioramenti tecnologici), a curare la salute, fino a destinare denaro all’istruzione, ossia permette di non far lavorare i figli finché studiano, e questo permetterà loro di esercitare un’attività economica più qualificata rispetto a quella dei propri genitori. Non c’è alcuna disoccupazione di massa in arrivo. Tutti i prodotti saranno più economici, dalla mela al telefono cellulare, e chi vorrà la pasta fatta a mano, o gli abiti fatti a mano, continuerà a poterli comprare e nessun robot porterà via il lavoro a chi produce prodotti fatti su misura per il cliente che desidera il “fatto a mano”. Serviranno sempre meno soldi per soddisfare i bisogni di base, che non si limitano più al mangiare, bere e dormire, ma comprendono la possibilità di essere integrati e interconnessi col resto della società.

Quello che è davvero importante, è che la nostra istruzione e il nostro futuro professionale, e quello dei nostri figli sia programmato in modo da intercettare il miglioramento tecnologico e di sfruttarlo. Non che non sia in parte già così, ma le alternative professionali per chi non ha voglia di studiare saranno sempre meno. Inoltre conviene far appassionare i ragazzi fin da giovani alla programmazione, perché questo aprirà loro le maggiori opportunità professionali. Esistono iniziative volontarie per far incominciare i ragazzi, “per gioco”, a programmare, come ad esempio CoderDojo.

Se abbiamo intenzione di avviare un’attività professionale “manuale”, dobbiamo mettere in conto che non sarà più la stessa tra oggi e quando andremo in pensione. Per esempio, se mi mettessi a fare il camionista in proprio, lo farei con l’obiettivo di “imparare il mestiere”, che non consiste nel guidare, ma nel trovare i clienti che facciano trasportare le merci da me e non da 1000 altri. Ed essere pronto, quando la guida automatica diventerà di pubblico dominio, a trovare sempre più clienti le cui merci verranno trasportate dai camion automatici al mio servizio. Se penso di fare il camionista che guida personalmente il mezzo da ora a quando andrò in pensione, allora no, allora ho letteralmente sbagliato mestiere. Oltre a subire la concorrenza di camion automatici che possono guidare 24 ore su 24, potrebbero persino essere approvate leggi che vietino i camionisti umani.

Se penso di laurearmi in materie che come unico sbocco professionale abbiano di fare il professore di quella materia da “dietro una cattedra”., beh… è una scelta non furbissima già adesso, figurarsi quando gli studenti in classe non ci andranno nemmeno e studieranno da casa, a distanza. Ciò non toglie che, se sono davvero appassionato di quella materia, se mi appassiono un minimo anche alla tecnologia, potrò essere io quello che progetta i corsi on-line. In altre parole, non ci sarà più una scuola fisica e dei libri di carta, ma i libri elettronici servirà sempre qualcuno che li scrive.

In breve:

  • i lavori manuali e quelli a contenuto intellettuale relativamente limitato, saranno sempre più sostituiti dalle macchine
  • i consumatori chiederanno sempre più prodotti personalizzati e diversificati, che costeranno sempre meno, richiedendo sempre meno denaro per soddisfare i bisogni essenziali
  • servirà sempre più gente che programmi le macchine per produrli
  • continuerà ad esserci, o magari paradossalmente aumenterà, la domanda per prodotti fatti a mano, e ci sarà sempre la possibilità di specializzarsi in produzioni artigianali

C’è anche un altro aspetto che riguarderà nello specifico le nazioni occidentali: la sostituzione del lavoro manuale coi robot, renderà non più utile spostare la produzione in nazioni a basso costo della manodopera. Molte produzioni torneranno ad essere svolte in occidente: non ci sarà una ripresa in massa della richiesta di operai non specializzati, ma i tecnici che fanno funzionare e programmano le macchine, saranno assunti e lavoreranno in occidente. Oltretutto esiste nei paesi occidentali una naturale decrescita demografica, e ci sarà una sempre maggiore domanda di servizi per gli anziani. L’aumento di posti come “badanti” potrebbe superare la diminuzione di posti come operai non specializzati.

L’importante, come sempre, è programmare la propria vita, a cominciare dall’istruzione e dalle connesse scelte professionali, e dagli interessi, per cavalcare i cambiamenti, invece che subirli. Non si è fatto mai così tanto giornalismo come da quando i giornali on-line hanno messo in crisi i giornali di carta, non si è mai fatta così tanta musica come da quando gli MP3 hanno messo in crisi le case discografiche. Quando la grande onda arriva puoi cercare di nuotare più forte di lei per non esserne travolto, o prendere un surf e cavalcarla.

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