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I sordi, la TV e quei sottotitoli che non convincono: intervista alla sportiva sorda Sara Gerini

Sara ha grinta da vendere. 36 anni, cagliaritana, non dà per nulla l’idea di essere una persona isolata o chiusa in se stessa. Al di là della voce lievemente metallica, nulla lascerebbe presagire che vive sulla sua pelle la sordità: un handicap “invisibile”, così come è stato definito in più di un’occasione, impossibile da riconoscere a occhio nudo (e tanto meno da provare tappandosi le orecchie). Ma con conseguenze che investono pesantemente la sfera relazionale della persona. Oggi, parlando con lei e ascoltando la sua testimonianza, abbiamo deciso di affrontare solo uno dei molteplici aspetti inerenti la comunicazione: il rapporto con la televisione.

Ciao Sara, vuoi raccontarci qualcosa di te?
“Certo. Ho 36 anni, sono sorda da quando sono nata a causa di una rosolia materna. Appassionata di sport fin da piccola, ho partecipato come pallavolista della Nazionale Sordi a campionati italiani ed europei. Ho lavorato in un negozio di telefonia per 11 anni (un lavoro un po’ impegnativo, considerando la mia particolare situazione…). Ora ho diversi progetti da lanciare, che spero possano diventare un vero e proprio lavoro.”

Parli bene, Sara. Qual è stato il tuo percorso linguistico? Conosci anche la Lingua dei segni?
“Faccio logopedia da quando ho 5 anni; ho iniziato a parlare tardivamente e a sei anni sono stata protesizzata (n.d.r. dotata di protesi acustiche). Grazie allo sport, ho avuto modo di conoscere la bellezza della lingua dei segni internazionale” (n.d.r: ogni Paese ha la propria lingua dei segni).

Come vivi la tua sordità?
“Conosco bene il mondo dei sordi grazie alle mie esperienze sportive. Collaborando con diverse associazioni di sordi ed udenti, sono riuscita a identificarmi come persona sorda, pur senza isolarmi (ho, infatti, amici sia udenti che non udenti).”

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Sara, come definiresti il rapporto dei sordi con la televisione?
“Di amore e odio. Molto spesso accendiamo la TV perché magari c’è un programma che ci interessa. Proviamo a mettere la pagina n.777 del televideo e, caso strano, non troviamo i sottotitoli. Insomma, non abbiamo la stessa accessibilità di una persona udente.”

Quali sono a tuo parere i difetti principali della sottotitolazione?
“Non ci sono i sottotitoli a tutte le ore, né sui programmi Rai né su quelli Mediaset; quando ci sono, non sono corretti o perché esprimono concetti troppo semplici ed elementari, o perché mancano di sincronizzazione. Nel caso di edizioni straordinarie i sottotitoli sono assenti o comunque carenti. A volte è capitato che prima della proiezione di un film venisse comunicato la sottotitolazione per i non udenti, e che poi non sia comparsa. Un ultimo esempio: le parolacce non vengono scritte, ma sostituite con simboli.
La persona udente può scegliere cosa guardare, mentre noi sordi siamo costretti a guardare ciò che ci propina la televisione, in base ai sottotitoli.”

Hai qualche richiesta particolare da fare al servizio televisivo?
“Alla Rai che dimezzi il pagamento del canone fino a quando non fornirà un buon servizio di sottotitolazione.”

Provo a fare per un attimo “l’avvocato del diavolo”: l’altro ieri ho acceso la tv per vedere il TG 3 regionale, notando che la sottotitolazione nel complesso funziona. C’è qualche programma che ti sembra ben sottotitolato e che magari possa essere preso come modello per il servizio?
“No, a mio parere no. Nel senso che non potrei prendere ad esempio nessun programma, a volte il servizio funziona, a volte no.”

Ti sei già rivolta alla Rai o a Mediaset per chiedere spiegazioni a riguardo?
“No, so che l’hanno fatto altri enti ed associazioni in passato. Sto cercando un’altra strategia per dare visibilità alla causa”.

Come stai portando avanti la tua battaglia?
“Il mio obiettivo al momento è quello di raccogliere su questa pagina Facebook testimonianze e interviste (di sordi e non solo) sulla mancanza di adeguati servizi di sottotitolazione (hashtag:#FacciamociSentire). Quando avrò raggiunto un certo numero di adesioni, creeremo una nuova petizione unendo le nostre forze e chiedendo l’appoggio a qualche esponente politico che si è dimostrato più sensibile alla causa.”

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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