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Ictus sintomi e segni: la storia di Elisabetta ‘Così mi sono salvata’

Sono circa 17 milioni le persone che ogni anno, nel mondo, vengono colpite dall’Ictus, in Italia se ne contano circa 200 mila. Tra queste emerge la storia di Elisabetta, che ha voluto raccontare a Repubblica.it di come una semplice giornata possa trasformarsi in un vero e proprio inferno. I sintomi dell’Ictus sono ormai ben noti ed esistono anche alcuni campanelli d’allarme da tenere sotto controllo, ma non sempre le persone sono correttamente informate.

Qualche anno fa, Elisabetta, un donna di soli 42 anni, è stata colpita dall’Ictus: prima di poter avere la diagnosi corretta ha dovuto attendere due giorni, un lasso di tempo nel quale avrebbe potuto anche perdere la vita. Poco prima di essere colpita, Elisabetta stava trascorrendo le vacanze a Subiaco e da giorni lamentava un dolore alla spalla destra, ma aveva liquidato il tutto come un semplice disturbo cervicale, assumendo un’aspirina. Dopo essere tornata a casa, però, cadde a terra: “Ero cosciente ed ero sola. Non sapevo cosa mi stesse succedendo, ma non credevo fosse qualcosa di grave tant’è vero che a fatica mi sono rialzata e ho cercato di cucinare ma poi ho messo sul fuoco un recipiente di plastica e quando mi è squillato il cellulare sono riuscita a rispondere ma non potevo parlare“.

Per fortuna, poco dopo rientrò a casa suo marito che si accorse subito di come qualcosa non andasse: Elisabetta aveva la bocca storta e non riusciva a parlare, da lì la scelta di portarla immediatamente al Pronto Soccorso di Subiaco e poi a quello di Tivoli per una tac. Tornata nuovamente al Pronto Soccorso di Subiaco, i medici non riuscivano a fare una corretta diagnosi e non avevano idea di come intervenire. Dopo due giorni decisero di sottoporla ad ecodoppler: poco dopo arrivò il responso, si trattava di dissecazione della carotide. “Dopo questa diagnosi, sono stata ricoverata presso la Stroke Unit del Policlinico Umberto I° di Roma dove mi è stata data l’eparina per flebo – spiega Elisabetta – Non parlavo e non potevo esprimermi. L’esito dell’esame della Tac con il liquido di contrasto non aveva lasciato dubbi: dissecazione della carotide“.

La dissecazione della carotide non è altro che una frattura che avviene fra lo strato interno e quello medio del vaso, questa dà così luogo a una pericolosa emorragia. “Sono stata trasferita all’Istituto Santa Lucia di Roma – continua poi Elisabetta – dove ho fatto la riabilitazione. Quando sono arrivata lì non riuscivo ancora a parlare, ad articolare le parole; vedevo un oggetto, lo riconoscevo, ma non riuscivo a pronunciare il suo nome. Quando sono uscita dall’Istituto Santa Lucia stavo bene, ma non avevo risolto i miei problemi. La parte destra del mio corpo era “morta”, senza vita. Potevo camminare, ma i passi non erano ancora corretti. Avevo recuperato solo una piccola parte delle mie capacità. Soffrivo, soprattutto, delle difficoltà che avevo nella comunicazione con gli altri: ero diventata più lenta nel parlare e le persone si stancavano ad ascoltarmi, malgrado io mi sforzassi e mi affaticassi moltissimo“. In seguito è stata sottoposta a una procedura sperimentale di logopedia ed è riuscita a recuperare moltissime delle sue funzioni.

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