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La 10 bianconero da Del Piero a Tevez: ai tifosi la sentenza

Potrebbero, perché la Juventus e i suoi tifosi sono esigenti. Talmente esigenti da aver fischiato Zidane nei suoi primi sei mesi da bianconero. Presentazione roboante con tanto di accompagnamento del presidente Andrea Agnelli per un calciatore, top player con nomi rimbalzati dal Pipita Higuain fino al ritorno di Zlatan Ibraimovich, che la nuova gestione tecnica juventina inseguiva da almeno tre anni.

Ed è arrivato lui. Quel calciatore alto poco più di un metro e settanta che a Mancini e al Manchester City, per un periodo della sua carriera, preferì i campi da golf di Buones Aires, salvo poi tornare nella città siderurgica inglese e regalare proprio al Mancio uno scudetto non adatto ai deboli di cuore.

Del Piero Scudetto

Tevez arriva a Torino con la fama di non essere calciatore da Juventus. Troppo fuori dagli schemi, poco “soldatino” come etichettò Antonio Cassano i tesserati della Vecchia Signora. Ma arriva con un grande coraggio, quello della sfrontatezza. Le sue foto sul balcone della sede societaria con una maglia in mano hanno fatto già il giro del mondo.

Saranno sicuramente arrivate anche a Sidney, dove oggi staziona uno dei più grandi emblemi di juventinità ancora in vita, ancora a dare calci al pallone: Alessandro Del Piero.

Il capitano in questa storia non c’entra nulla, nemmeno invitato alla festa per il secondo scudetto consecutivo, presto dimenticato da una dirigenza che ha fatto tante cose buone ma ha voluto chiudere tra la polvere e le chiavi di un cassetto da scrivania storia, palmares e rispetto di un campione di tale calibro. Questo è altro argomento, non di attualità. Oggi quello che interessa è che Tevez sia pronto per la sfida che lo porterà, per la prima volta nella bolgia degli stadi italiani.

Nelle prime decadi di giugno si era alzato il polverone perché sembrava trapelare la voglia di Arturo Vidal a prendere l’eredità della numero 10. Polemica rientrata in un nanosecondo visto che il cileno ebbe a dire: «Voglio fare la storia della Juventus come Del Piero ma con la mia maglia e non con la sua». Perfetto.

Magari Tevez da quel balcone, nemmeno si è reso conto di cosa avesse tra le mani. Ma lo capirà. Lo capirà subito quando entrerà a Vinovo per il primo allenamento. Solo allora potrà rendersi conto di aver fatto la sua scelta. Perché alla Juve non si va solo per un “volere più del Milan”. Alla Juve si va perché in fondo juventini si nasce, non si diventa.

>E il caloroso benvenuto tributato da una folla festante all’Apache è la dimostrazione dell’attaccamento di un popolo sconfinato ad un vessillo. Dunque l’argentino faccia attenzione a non scambiare il suo amore per l’amore della maglia. Quest’ultimo è tutt’altra cosa.

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