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Il Grande e Potente Oz Sbanca i Botteghini e Scatena la Guerra delle Multinazionali

E’ appena uscito nelle sale italiane Il grande e potente Oz, prequel della Disney ispirato al libro di L. Frank Baum, che è costato 235 milioni di dollari ed ha richiesto 3 anni fra riprese e post produzione.
Soldi e tempo spesi bene, visto che si è rivelato un successo di incassi al botteghino. Non solo negli Stati Uniti ma anche in Italia. Oltre oceano ha incassato più di 150 milioni di dollari e anche da noi se l’è cavata benissimo: ha incassato quasi 3 milioni di euro solo nel fine settimana ed è stata apprezzata soprattutto la versione in 3D.

Quindi è facile prevedere che presto potremmo aspettarci anche un sequel di questa pellicola.
Una cosa, però, è certa, il film non si baserà sulla figura di Dorothy.
Il motivo? E’ soprattutto una questione di diritti. Si preannuncia, infatti, all’orizzonte uno scontro fra titani: la Warner Bros detiene i diritti del film icona del 1939, quello con Judy Garland, mentre la Disney per il suo prequel ha attinto al romanzo di Baum i cui diritti non sono di proprietà di nessuno.

Il grande e potente Oz con i suoi 80 milioni di dollari incassati in un fine settimana potrebbe essere il film più importante del 2013 e la Warner Bros non vuole certo rimanere indietro dal giro milionario di introiti che questa pellicola può portare.
Stiamo parlando soprattutto del merchandising per il quale i piani della Disney sono di ampia portata. Forse non così tanto come per i suoi franchising lanciati con le pellicole animate come Cars o Toy Story ma già adesso la multinazionale sta distribuendo diversi giocattoli basati su Oz, ha concesso in licenza alla società di cosmetici Urban Decay di realizzare alcuni set di trucchi a tema Oz (i nomi dei campioni? Tornado e Magia) che saranno disponibili presso i negozi Sephora ed ha collaborato con la designer di abbigliamento Sue Wong su una linea di abiti ispirati ai costumi del film, in vendita presso i rivenditori come Bloomingdale.
In questa impresa la Disney è ostacolata perché non può vendere i ben noti elementi come le pantofole di rubino, il vestito azzurro di Dorothy o pupazzetti con il Leone Vigliaccco, il Boscaiolo di Latta etc perchè tratti dal musical del 1939 concessi in licenza da Warner Bros.

La Warner dal canto suo sta cercando di recuperare terreno, in cantiere ci sono una serie TV da distribuire via cavo, un DVD con il film del ’39 in versione 3D e molto altro.
Addirittura ci sarebbero già almeno 3 titoli in cantiere, Oz: The Return to Emerald City, in cui il nipote di Dorothy torna a Oz per combattere il male, Surrender Dorothy, un moderno spin off che ha come canovaccio il libro e infine – il più probabile – Il mago di Oz, una versione non musicale diretta forse da Benicio Del Toro e scritta da Darren Lemke (Shrek e vissero felici e contenti).
Sembra che per l’ultimo di questi 3 progetti ci sia il semaforo verde da parte della Warner ma per il momento nulla di ufficiale.

Ecco perchè il prossimo probabile sequel della Disney

“non sarà assolutamente incentrato su Dorothy”

come ha detto testualmente il produttore Joe Roth in un’intervista al Los Angeles Times. Ha rincarato poi la dose lo sceneggiatore Mitchell Kapner spiegando che

“devono trascorrere ancora 20 anni prima dell’arrivo di Dorothy ad Oz, possono accadere un sacco di cose in questo periodo.”

Le due multinazionali devono fare attenzione a come si muovono, il film della Disney potrebbe paradossalmente spingere i prodotti del merchandising Warner e viceversa.
La battaglia ha anche un lato bizzarro, perché da giugno lo studio Disney è gestito da Alan Horn, presidente di lunga data di Warner Bros, che è stato estromesso nel 2011.

Staremo a vedere.

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