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Il lato oscuro dell’antimafia che Padre Puglisi avrebbe senza dubbio condannato SPECIALE MAFIE

Sequestri preventivi fondati su errori, processi infiniti e ombre sull’amministrazione dei beni sequestrati e in ultima battuta confiscati. E’ quello che potremmo definire il lato oscuro dell’antimafia, quello che fa male e colpisce al cuore di chi crede negli ideali di giustizia e legalità. Qualcosa di troppo grande per essere compreso dal comune cittadino che confida fedelmente nell’antimafia, appena percepito da chi ne vive le conseguenze,  risaputo invece per chi è dentro al sistema malato e ne fa indirettamente parte. E’ l’antimafia che si macchia di corruzione e abusi d’ufficio, quella che ha fatto tremare Palermo e la sua struttura giudiziaria, a pochissimi giorni dall’anniversario della morte di Padre Pino Puglisi, religioso che sacrificò la sua vita per tirare in salvo dalla mano mafiosa le giovani leve del quartiere Brancaccio, a Palermo.

Pochi giorni fa, la notizia dell’inchiesta sull’ormai ex presidente delle Misure di Prevenzione di Palermo, il giudice Silvana Saguto, indagata per corruzione, induzione alla concussione e abuso d’ufficio, relativamente all’immenso patrimonio dei beni sequestrati alla mafia. Insieme a lei, due amministratori giudiziari, l’avvocato Cappellano Seminara e l’ingegnere Lorenzo Caramma, marito della giudice Saguto. L’accusa è che Silvana Saguto abbia affidato la gestione dei beni sequestrati ad una ristrettissima lista di amministratori giudiziari, tra cui Seminara, Tommaso Virga e il figlio Walter Virga. “Tutti sapevano” è la mesta dichiarazione che più sconvolge, poiché significa l’omertà che grandi eroi come i giudici Falcone e Borsellino hanno voluto combattere in una terra in cui l’onore vale più della propria dignità.

C’è chi sa e non parla, difficile separare i moventi della paura e della consapevolezza di non poter far nulla contro un sistema tanto potente, e chi invece grida a gran voce. Il giornalista siciliano Pino Maniaci ne è un esempio: la sua recente battaglia, che gli è costata aggressioni e minacce di morte, è contro l’antimafia che è mafia, quella che amministra i beni per trarne guadagni spropositati e che si avvale di “parentelismi” e favori. Ma è anche l’antimafia che sequestra in modalità preventiva, operata dalla Direzione Investigativa Antimafia, tirando per i piedi intere famiglie in un gioco senza fine, fatto di udienze rimandate di mese in mese, di anno in anno. E intanto gli amministratori amministrano e gli indagati rimangono sospesi in un limbo, e con essi le loro famiglie.

Che dietro tutto questo rimandare ci sia qualcosa di losco, è oggi più chiaro che mai alla luce di quanto accaduto al tribunale di Palermo. Il sistema corrotto della gestione in amministrazione dei beni sequestrati guadagna, e guadagna ancora di più se i tempi dei processi si distendono, complice la burocrazia e la mancata urgenza di giustizia. Intanto ognuno fa i suoi interessi, poco importa del prossimo. Chi è colpevole avrà sicuramente le sue fonti alternative, chi non lo è non può che tirare a campare in attesa di un verdetto che, se tutto va secondo i piani, arriverà quando tutti avranno le tasche ben piene. E, ovviamente, sempre delle stesse tasche piene si parla.

Written by Rosaria Cucinella

Nata nella ridente Sicilia, 21 anni e tanta passione per la scrittura ed il giornalismo online. Amo la cucina, la primavera, i red carpet della gente famosa e i film d'azione. Mi piace la moda ma paradossalmente non amo seguirla: la lunaticità comanda anche il mio stile...

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