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Il libro della giungla recensione, capolavoro targato Favreau: Mowgli è rivoluzionato

Ultimo giorno di CinemaDays, cinema pieni zeppi grazie alla promozione del cinema a 3 euro: quale migliore occasione per gustarsi il remake de “Il libro della giungla”? Il film, uscito nelle sale cinematografiche italiane giorno 14 aprile 2016, ha già fatto registrare numeri importanti ai botteghini facendo strappare sorrisi e qualche applauso a chi è andato a vederlo. Sì, perché contro ogni aspettativa “Il libro della giungla” riesce a presentare tutti gli ingredienti giusti per essere un live-action di successo; il regista, Favreau, si è assunto la responsabilità di portare in scena, nuovamente, uno dei capitoli più controversi della storia di Walt Disney e lo ha fatto in modo alquanto brillante.

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“Il libro della Giungla” è uno spaccato di vita capace di regalarti un’ora e mezza intensa di emozioni: la possibilità di poterlo vedere anche in “3D” è un plus alla pellicola non sempre apprezzata dagli spettatori. Ma quali sono le differenze con il classico “Il libro della giungla” della Disney? Beh, Favreau ha elaborato con grande attenzione il ruolo di Mowgli, il personaggio principale, rivoluzionando le sue caratteristiche. L’uomo all’interno della giungla, l’uomo tra gli animali, il cucciolo di bambino che presenta senso di spaesamento ma è motivato a emergere per non restare vittima di un mondo che, in realtà, non gli appartiene. Sì, perché Mowgli del remake de “Il libro della giungla” è un bambino vispo, capace di far dell’ingegno il suo punto di forza, di saper mettere in atto i suoi trucchi per poter soddisfare i bisogni dei suoi amici e riuscire a salvare la propria pelle quando l’attacco arriva, direttamente, dalla pericolosa tigre Shere Khan.

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“Il libro della Giungla”, realizzato con grande maestria da Favreau e con la collaborazione di Justin Marks alla sceneggiatura, non è solo Mowgli, personaggio ben interpretato da Neel Sethi; sì, perché il remake presenta altri due protagonisti principali, gli aiutanti Baghera e Baloo, rispettivamente una pantera e un orso. Due modi diversi di vivere l’ambiente della giungla, due modi distinti di voler aiutare il cucciolo di bambino: ne “Il libro della giungla” è presente anche il sentimento di rivalsa, di paura di perdere il proprio caro, di chi vuole restare in un habitat non suo anche tra mille difficoltà. E poi, presente nella pellicola di Favreau anche la classica canzoncina amata da tutto il mondo che ha apprezzato, da sempre, la realizzazione Disney, qual è “Lo stretto indispensabile.” Infine, per quanto riguarda il doppiaggio de “Il libro della giungla”, potremmo dire che è perfettamente riuscito: Neri Marcorè, nei panni dell’orso Baloo, è il personaggio più apprezzato con quel suo timbro “pigro” e molto accattivante; come lo stesso Toni Servillo nei panni della pantera Baghera. Menzione speciale anche per Magalli, apparso giusto qualche frame, nelle vesti del cattivo: certo, sapere di avere davanti Magalli e pensare che fosse l’antagonista un po’ ha fatto sorridere.

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