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Il malore di Calcutta a Che tempo che fa: quando il paracetamolo non serve

Edoardo D’Erme aka Calcutta, è un un giovane cantautore di Latina, 19/04/89. Durante l’ospitata di ieri sera, domenica 9 dicembre, a Che tempo che fa da Fabio Fazio, Calcutta viene colto da un malore che lo costringe a disertare e dileguarsi prima di affrontare il famoso “tavolo”.

«Sono stato male, ho avuto dei problemi fisici»

Spiega così la fuga di ieri, domenica 9 dicembre, dal programma televisivo di Fabio Fazio, Che tempo che fa. A quanto pare il cantautore ventinovenne è stato colto improvvisamente da un malore, identificato in seguito come un attacco d’ansia. 
Un po’ d’ansia prima di entrare in studio: «Ringrazio i medici della Rai. Combinazione ha voluto che ci fosse pure Gino Strada (dottore), perciò mi hanno trattato bene». Fortunatamente una diagnosi assolutamente non allarmante ed una prescrizione tra le più banali, “stare a riposo”.
Quello dell’attacco d’ansia è un riscontro che non sorprende chissà quanto, poiché il cantautore è ben noto, oltre che per essere il re del panorama musicale indie italiano, anche per una certa fragilità, spesso tipica di chi svolge il mestiere di artista seguendo la propria vena poetico-autoriale.

Calcutta: “Quasi quasi scappo dal palco” 

Di seguito l’estratto di un’intervista rilasciata da Calcutta per il periodico VanityFair.

Ha la fama di essere schivo, di non amare le interviste, le foto. Voleva fare questo lavoro?
“Non così, non era proprio il mio sogno. Comunque va bene. In realtà io volevo fare l’autore, però adesso non ho più voglia e preferisco fare le mie cose. Solo non capisco tutta questa curiosità su di me, non vivo bene la popolarità”.

Almeno fare concerti le piace?
“Sì dai, alla fine sono solo un brontolone. La gente che mi canta in faccia mi piace. Ma non mi elettrizza sempre. Non c’è una regola fissa, come in qualsiasi lavoro, dipende dallo stato d’animo. Se sono allegro va tutto bene, ma ci sono state volte in cui, invece di salire sul palco, sarei andato a Latina a mangiare con i miei amici. Quando la vedo nera, la vedo nera”.

Insomma, corrisponde a questo l’identikit di una personalità discreta e riservata che ci dimostra che non tutti i grandi debbano per forza essere degli showman indiscussi, anzi, il successo di Calcutta deriva proprio da questa capacità di rendere semplici le emozioni complesse, la sensibilità di cui la sua musica è pregna.

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