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Il Manifesto del futurismo di Filippo Tommaso Marinetti: aveva visto bene?

1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità. / 2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. / 3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. / 4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia“, esordisce così il Manifesto del futurismo di Filippo Tommaso Marinetti, pubblicato sul Figaro di Parigi il 20 febbraio 1909 (sulla Gazzetta dell’Emilia, il 5).

Un incipit arguto, penseremo oggi, quanta esaltazione della violenza, quante parole da maschio virile, virile, virile, quel vir-viri-viro-virum-vir-viro (uomo) spesso confuso tra le versioni di latino con vis-roboris-robori-vim-vis-vi (forza), e volenti o nolenti li leghiamo come Forme uniche della continuità nello spazio (Umberto Boccioni, 1913).

Zang Tumb Tumb, dopo l’incidente con la sua Isotta Fraschini, appassionato da sempre di auto e velocità, Marinetti arriva a scrivere il Manifesto e crea un vero e proprio Movimento. Happening di Manifesti, happening di parole che a leggerle ora ci danno anche fastidio, ma il Fascismo poi c’è stato, e adesso siamo nell’era del Fast tutto, che se ti fermi quasi sei perduto. Non dimentichiamoci, però, del Manifesto che il Movimento ha lanciato dal Campanile della Basilica di San Marco di Venezia, Contro Venezia passatista, dove esortavano a “Colmare i piccoli canali puzzolenti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi” e a “Preparare la nascita di una Venezia industriale e militare che possa dominare il Mare Adriatico, gran lago italiano“. Vi ricorda qualcosa, No Grandi Navi?

In foto, Carica dei lanceri – 1915, Umberto Boccioni

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