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Il ministro film 2016, Giorgio Amato: “La mia commedia cinica e spietata che fa sorridere amaramente” [INTERVISTA]

Arriverà nelle sale cinematografiche giovedì 5 maggio 2016 la nuova commedia di Giorgio Amato, regista italiano che porta in scena dei fatti “probabilmente accaduti” con “Il Ministro”, una commedia nera e di denuncia sul mondo politico attuale. La nuova pellicola prevede la partecipazione, nel ruolo di protagonista, da parte di Gianmarco Tognazzi, figlio di Ugo, oltre alla presenza di Alessia Barela che sarà Rita, la moglie di Franco e punto centrale della commedia ideata da Giorgio Amato. Il regista, in vista dell’uscita nelle sale cinematografiche del suo lavoro, ha scambiato quattro chiacchiere con UrbanPost.it

Caro Amato, lei porta in scena dei fatti “probabilmente accaduti”: quanto le fa rabbia la società politica dei nostri giorni?
“Più che rabbia, il sentimento che prevale è quello dello sconforto. Non tanto per la corruzione in quanto tale ma per come questi personaggi, privi di morale, parlino tra loro senza preoccuparsi di essere intercettati. In questo periodo si discute molto sull’opportunità di non far uscire alcune intercettazioni telefoniche, soprattutto di quelle non pertinenti con le indagini. Da sceneggiatore, però, spero che questo vincolo non passi; non c’è niente che possa far capire la bassezza dell’animo umano come due ‘compari’ intenti a parlare dei loro foschi affari al telefono.”

“Il Ministro” è una commedia da black-humor: c’è ilarità ma il tema è molto importante. Da dove è nata l’idea di realizzare questo progetto cinematografico?
L’idea è nata ascoltando il brano ‘Il Re fa rullare i tamburi’ di De Andrè: nella traccia si racconta di un marchese che concede la propria consorte al sovrano pur di ottenere il titolo di Cavaliere di Francia. Riflettendo sul testo di questa canzone con quanto succede oggi è lampante come i tempi non sono cambiati granché rispetto al Medioevo. Magari il titolo nobiliare non ha più importanza ma un grosso appalto sì. Tuttavia non mi interessava fare un film sulla corruzione. O meglio, mi interessava che restasse come cornice della storia. Il quadro su cui volevo focalizzare l’attenzione era la bassezza dell’animo umano e cercare di raccontare come, in fondo, se ognuno di noi avesse la possibilità di avere un amico ‘potente’, fino a che punto saremmo disposti ad arrivare pur di avere dei privilegi da questa amicizia.”

Il cast de “Il Ministro” presenta attori già ammirati in passato in diverse realizzazioni: ci racconta i tratti caratteristici di questi personaggi?
C’è Franco, un imprenditore sull’orlo della bancarotta, la cui unica possibilità di salvezza dipende da questo appalto che dovrebbe fargli avere questo ministro. Pur di ottenerlo, Franco è disposto a tutto. Per scriverlo mi sono ispirato ai ‘Mostri di Dino Risi’ e, in particolare, al personaggio interpretato da Ugo Tognazzi nel primo episodio ‘L’educazione sentimentale’ dove insegna al figlio come ‘stare al mondo’. Una vera lezione di diseducazione civica. Ecco, ho immaginato quel bambino adulto e per questo ho pensato subito a Gianmarco Tognazzi, in modo da creare un filo conduttore tra padre e figlio, tra quel personaggio e il mio. Tutti gli altri personaggi ruotano attorno a Franco e al suo tentativo di corrompere il Ministro.”

Come è nata la composizione degli attori: c’è stato un motivo particolare che l’ha spinta a fare determinate scelte?
Quando scrivo preferisco evitare di definire troppo i personaggi così da lasciare agli attori la possibilità di portarmi la loro proposta di caratteristiche. Del resto, sono convinto che il lavoro dell’attore consista proprio in questo. La scelta è caduta sulle proposte che mi hanno portato gli attori durante il provino.”

Si tratta della sua prima commedia da regista, qual è la differenza con i suoi principali lavori precedenti come “Circuito Chiuso” e “The Stalker”?
“È vero, anche se come sceneggiatore ho scritto altre due commedie che spero prima o poi di realizzare. Inoltre, ho già portato in scena a teatro altre tre commedie teatrali scritte da me. Dal punto di vista registico, invece, il lavoro cambia tanto rispetto ai mie precedenti film, proprio nel rapporto con gli attori. Riuscire a far ridere è altrettanto difficile quanto far paura e se non hai gli interpreti giusti diventa tutto molto più complesso.”

Descriva con tre aggettivi la pellicola “Il ministro” e spieghi perché lo spettatore non può perdersi questa commedia.
Cattiva, cinica e spietata. È un film che vale la pena vedere perché credo possa far riflettere su alcuni aspetti della nostra società anche sorridendo, amaramente, ma sorridendo. Esattamente come la commedia all’italiana ci ha insegnato.”

Prima di salutarci, in che direzione sta andando il nostro cinema? Dal suo punto di vista, che periodo storico stiamo vivendo?
“Abbiamo vissuto un anno straordinario, da ‘Quo Vado’ a ‘Perfetti Sconosciuti’, sono usciti tanti film italiani che hanno conquistato gli spettatori, non solo al botteghino. Sono state pellicole notate anche all’estero e vedo grande fermento, speriamo di continuare su questa strada.”

 

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