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Il Ministro recensione film 2016, la corruzione della politikos è pronta in tavola

Il Ministro è l’ultima commedia che la nostra cinematografia propone: uscita nelle sale ieri, giovedì 5 maggio 2016, il film realizzato da Giorgio Amato (qui la sua intervista) rappresenta, in modo inesorabile, uno spaccato quotidiano della nostra società. Una pellicola di denuncia sociale, di grido di allarme verso una realtà sempre più alla deriva: il sorriso sulle labbra ma con temi tristemente reali; politica e corruzione, due strade sempre più intersecate. Politica e malaffare, politica e sete di potere: potremmo dare qualsiasi accezione negativa al termine politica dei giorni nostri, contrariamente a quanto in realtà, etimologicamente, questo termine dovrebbe significare. Dal greco “politikos”, ovvero il governo del popolo: questo ci dovrebbe far pensare e “Il Ministro”, commedia nera di Giorgio Amato, lo fa bene. Del resto, se politica davvero significa governo del popolo potremmo, al contempo, affermare che è proprio il popolo a essere infinitamente tendente alla corruzione e non, invece, il semplice rappresentante politico.

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Il Ministro è una commedia azzeccata, ripetiamo, per la capacità di tirare due pugni ben assestati nello stomaco e sputare in faccia la triste realtà della nostra attualità. Piccolo gioco di magia realizzato da Giorgio Amato che, in modo del tutto casuale, riprende un tema già sfiorato da “Perfetti Sconosciuti”: l’ambientazione è quella di una stanza, i protagonisti sono ancora a cena ma la trama è completamente diversa. Tra i personaggi da segnalare, oltre al politico Fortunato Cerlino, davvero ben interpretato, anche Alessia Barella, la moglie che rappresenta la donna alle prese con l’attenzione culinaria, al mangiar sano, a essere vegano perché fa chic; ottimo ruolo anche per Edoardo Pesce, il cognato nonché socio di Tognazzi mentre la vera protagonista è la bella orientale, Jun Ichikawa, che con le sue frasi taglienti dà meglio di qualunque altro la giusta visione del nostro Paese.

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“L’Italia è un posto bellissimo se non ci fossero gli italiani” dice l’attrice orientale che, in scena, è la preda messa sul piatto d’argento da Gianmarco Tognazzi ed Edoardo Pesce: i due hanno bisogno di un benedetto lasciapassare che solo il Ministro, Fortunato Cerlino, potrebbe concedere. Insomma, all’interno di un salone, davanti a quattro portate variegate e tipicamente “vegane”, il regista Giorgio Amato riesce a disegnare con perfidia e sorrisi amari la vera realtà dello Stivale italiano: la corruzione è un leitmotiv ormai accettato, con rassegnazione, dagli stessi cittadini.

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