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Il mistero su McCartney, Grossman, Iacchetti – Abatantuono e Francesco Paolantoni a “Che tempo fuori che fa”

Quella di ieri di “Che tempo fuori che fa” è stata una puntata particolare con lo Speciale Futura per la diretta con i sei astronauti andati nello spazio. Poi Ernesto Assante e Gino Castaldo hanno parlato della “morte di Paul McCartney”. Paul, secondo i fan, sarebbe morto nel ’69 e al suo posto ci sarebbe un sosia. Fanno ascoltare “Strawberry Fields Forever” e, a un certo punto, parte una strana coda strumentale: “John dice una cosa strana ‘I Buried Paul’.” Questa frase è in seguito stata smentita dallo stesso Paul e la cover di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” fa vedere un guanto insanguinato. È convinzione generale che i Beatles abbiano giocato con questa falsa voce. Addirittura si legge, allo specchio, “He die” e non si capisce chi ha orchestrato questa strategia di comunicazione. Che sia stato lo stesso Paul? Poi lo si vede dietro la scrivania con I Was e in questa famosa e storica copertina, è l’unico scalzo e la targa della macchina riporta “28 IF” ovvero avrei 28 anni… se fossi vivo! Fazio ricorda di quando ha cenato con Paul McCartney e dice che avrebbero dovuto trovare un sosia che suonasse, cantasse e fosse mancino proprio come lui. Con il web, il sospetto ha un successo planetario.

Il celebre scrittore israeliano David Grossman ha appena pubblicato il suo nuovo romanzo “Applausi a scena vuota”, dove l’autore s’interroga, in modo originale sulla condizione umana. Si chiede inoltre cos’è quella cosa indefinibile che ciascuno possiede sotto la maschera che ogni giorno s’indossa e che rende tutti davvero umani e qualche volta si riesce ad arrivare agli occhi dell’altro. Dice ancora che tutti cercano di combattere per la pace in Medio Oriente specie ora che c’è un deterioramento verso il fanatismo e il fondamentalismo, creando una situazione irrazionale che troverà difficilmente soluzione. I fanatici non accettano i compromessi né una giustizia a metà strada e vogliono solo delle risposte assolute che non permettono di arrivare alla pace. Lo scrittore dice ancora che quando ci si sente fuori luogo si reagisce in modo innaturale come il protagonista del suo libro si è sentito fuori posto per tutta la vita. E in una serata particolare ha la possibilità di raccontare la sua storia e la sua vita…

Altro ospite è Enzo Iacchetti che racconta che quando guadagna dei soldi li investe scommettendo su giovani talenti e, sulla possibilità, che dei piccoli teatri di sperimentazione possano continuare a vivere anche grazie al suo aiuto. Molto spesso perde dei soldi facendo questi investimenti ma non gli importa molto perché è sempre e comunque… diversamente ricco! Poi c’è il collegamento con Diego Abatantuono, tifoso sfegatato del Milan, che si scontra con Iacchetti, tifosi interista e i due parlano del derby. In seguito Iacchetti parla di “Come Erika e Omar”, il lavoro teatrale che porta in giro per l’Italia ed è una storia che racconta dell’emulazione e tutte queste vicende vengono descritte e ballate senza orrore e coltelli. È una satira feroce sull’orrore della spettacolarizzazione, sul cinismo dei media. Oltre agli assassini che diventano star ci sono anche i pullman che fanno le gite per i selfie davanti alla casa di Cogne o al relitto della Concordia. Infine il comico napoletano Francesco Paolantoni presenta l’esposizione delle sue quarantanove opere, fatte con la mollica di pane, e questa mostra resterà aperta fino al 30 novembre.

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