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Il (nuovo) Governo di Barabba

Per far cosa lo sappiamo: la legge elettorale e la manovra finanziaria. Per quanto tempo è difficile prevederlo. Si può sfiduciare un governo che non ha fiducia e si può revocare l’incarico a un presidente del consiglio?

Il Presidente della Repubblica dovrà tenere conto di questi quesiti nell’indicare chi tra poche ore si insedierà a Palazzo Chigi. Perché è scontato?

Perché un governo non politico potrà consentire a tutti di esprimersi con leggerezza in un modo o in un altro, secondo la convenienza. Appoggiare non implicherebbe una scelta politica, non nel senso di andare contro quanto negato con fermezza finora, contro quanto imposto come condizione ineludibile a Pierluigi Bersani.

Giorgio Napolitano Discorso Fine Anno

 

Non appoggiare significherebbe mantener fede alla linea adottata. Barabba non vinse le primarie contro Gesù perché il suo fu un processo ingiusto, perché in fondo in fondo era un bravo ragazzo. Vinse perché il profilo di Gesù sembrava scolpito apposta per essere dato in pasto alla folla. E Ponzio Pilato mantenne fede al principio del diritto romano che ai governatori consigliava di lasciare ampia autonomia alle popolazioni sottomesse.

Anomalia più, anomalia meno avremo anche il governo senza fiducia, espresso dall’ex presidente della Repubblica. In un complesso di anomalie, inaugurato più di un anno fa da Napolitano, che “revocò” l’incarico a un presidente del Consiglio mai sfiduciato, che, potendo comunicare ufficialmente – secondo Costituzione – inviando messaggi alle Camere o rinviando leggi che non ritenesse costituzionalmente fedeli, ci ha inondato di dichiarazioni, di note “del Quirinale”, di sollecitazioni a fare presto, ad assumere responsabilità, a redigere una nuova legge elettorale, ad andare in questa o in quella direzione, questa anomalia sarebbe l’ennesima. La più pericolosa, però.

Il presidente della Repubblica nel semestre bianco non può sciogliere le Camere. Il senso di questo divieto, una particolarità in una Costituzione che tende a promuovere, ad attribuire e non a restringere, è nell’impedire che una figura di garanzia prenda decisioni fondamentali per l’assetto istituzionale senza che abbia poi il tempo sufficiente e il potere di garantire sugli effetti.

Rivoluzione_UrbanPost

 

Allo stesso modo un Presidente che si trovi nel semestre bianco non dovrebbe consegnarci un governo che difficilmente potrebbe essere poi rimosso. Il governo “cade” quando non gode più della fiducia delle Camere. Il governo che nascerà potrebbe, quasi certamente, non aver bisogno di ottenere la fiducia. Al momento è importante che prenda il posto di un esecutivo che non ha più la fiducia di Napolitano. E allora perché non lasciare a Bersani quel posto già vacante?

Monti lo ha detto chiaramente nell’informativa al Senato sul caso dei marò: “Lo dico con rispetto, questo governo non vede l’ora di essere sollevato”. Che potrebbe essere tradotto con un “Questo governo resta in carica fino a quando non ce ne sarà un altro, ma non abbiamo più ragioni (l’investitura del Presidente Napolitano) per andare avanti”. Bersani non ce l’ha fatta non perché non avesse i numeri, ma perché non aveva la fiducia di Napolitano. Napolitano è sempre stato consepevole che nessuno avrebbe avuto la fiducia. La formula del “pre incarico” gli ha consentito di assumere fino in fondo e con troppa autorità il controllo della situazione. A due settimane dal voto che porterà un nuovo capo dello Stato.

Classifica Deputati Assenteisti

Ci ha lasciato la scelta tra Barabba e Pierluigi. Non ci resta che Barabba. E allora che Barabba sia un oscuro burocrate, avvezzo ad applicare le norme, più che affinato a interpretarle, estimatore dello spirito della norma, che nella sua vaghezza apra all’arbitrio. Ricordi il Presidente che anche quando ci ha imposto un tecnico morigerato, diafano e sobrio, questi si sia lasciato ammaliare dal comfort della poltrona, dalla melodia della propria voce nell’etere, e narciso si sia specchiato nella palude della carta stampata. Nessuno è immune.

Ricordi anche che questo parlamento, questo marasma della politica non è il Vaticano dove, seppur con otto anni di ritardo, si è compreso che il linguaggio dei semplici non può essere interpetato da un fine teologo ma da un colto vescovo.

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