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Papa Francesco torna in Vaticano con 12 migranti: “L’Europa non può costruire muri”

Dopo la storica visita nell’isola di Lesbo, teatro del drammatico esodo verso l’Europa che ha mietuto centinaia di vittime nell’ultimo anno, Papa Francesco ha fatto ritorno in Vaticano questo pomeriggio portando con sé dodici migranti ritenuti tra i più vulnerabili, che saranno accolti presso la Comunità di Sant’Egidio.

I giornalisti al seguito del Pontefice hanno dipinto il santo padre come estremamente provato dalla visita a Lesbo. «Al campo dei rifugiati c’era da piangere», ha detto il Papa mostrando alcuni dei disegni a lui donati dai bambini a Lesbo. «Che cosa vogliono i bambini? La pace, perché soffrono». Quindi ha mostrato alcuni disegni: uno con un bambino mentre affogava, uno con un barcone e un altro con un sole che piange. «Se il sole è capace di piangere – ha commentato Francesco – anche a noi ci farà bene una lacrima». «Io inviterei i trafficanti di armi a passare una giornata in quel campo», sarebbe per loro «salutare».

“Il Papa ha voluto fare un gesto di accoglienza nei confronti dei rifugiati accompagnando a Roma con il suo stesso aereo tre famiglie di rifugiati dalla Siria, 12 persone in tutto, di cui 6 minori. Si tratta di persone già presenti nei campi di Lesbo prima dell’accordo fra l’Unione Europea e la Turchia. L’iniziativa del Papa è stata realizzata tramite una trattativa della Segreteria di Stato con le autorità competenti greche e italiane. I membri delle famiglie sono tutti musulmani. Due famiglie vengono da Damasco e una da Deir Azzor, che è nella zona occupata dal Daesh. Le loro case sono state bombardate. L’accoglienza e il mantenimento delle famiglie saranno a carico del Vaticano. L’ospitalità iniziale sarà garantita dalla Comunità di Sant’Egidio”, questo è quanto si legge nel comunicato ufficiale della Sala Stampa vaticana.

E a proposito dei nuovi “muri” che stanno sorgendo in Europa Papa Francesco ha detto “Io capisco i governi, anche i popoli, che hanno una certa paura. Questo lo capisco e dobbiamo avere una grande responsabilità nell’accoglienza. Uno degli aspetti di tale responsabilità è questo: come ci possiamo integrare questa gente e noi. Io ho sempre detto che fare muri non è una soluzione: ne abbiamo visto cadere uno, nel secolo scorso. Non risolve niente. Dobbiamo fare ponti. Ma i ponti si fanno intelligentemente, si fanno con il dialogo, con l’integrazione. E per questo, io capisco un certo timore. Ma chiudere le frontiere non risolve niente, perché quella chiusura alla lunga fa male al proprio popolo. L’Europa deve urgentemente fare politiche di accoglienza e integrazione, di crescita, di lavoro, di riforma dell’economia”.

(Foto: Sala stampa Vaticana)

Written by Andrea Monaci

49 anni, è direttore editoriale di Urbanpost.it fin dalla sua fondazione nel 2012. Ha iniziato la sua carriera nel 1996, si è occupato principalmente di lavoro, criminalità organizzata e politica. Ha scritto per "Il Secolo XIX", "Lavoro e Carriere", "La Voce dei Laghi", "La Cronaca di Varese".

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