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Il puro disgusto a tavola: come sopravvivere

Provare disgusto nei confronti di un determinato alimento o di un piatto tipico, può creare momenti di imbarazzo se si è invitati a pranzo e ci si trova il “nemico” di fronte. Chi ci conosce probabilmente lo evita e non ci crea disagi, ma a chi non ne è a conoscenza e magari ha cucinato una giornata intera per renderci felici e appagarci lo stomaco, che cosa si può dire?

inventare scuse

Le scuse sono tante ed i motivi di disgusto sono innumerevoli. La sincerità è la migliore amica in questo caso, ma si può velare omettendo il disgusto vero e proprio nei confronti della pietanza, scegliendo di dire invece che un alimento è indigesto o crea qualche problema. Fare attenzione a gufarsele troppe, però.

Joe Veix, 27 anni, ragazzo apparentemente normale degli Stati Uniti, ha dichiarato in un blog di non aver mai assaggiato la frutta in vita sua. Non riesce nemmeno, perché ne ha una repulsione totale. Si chiama idiosincrasia, il disgusto indotto dall’organismo verso una tipologia specifica di alimenti. Chi ne soffre può apparire come una persona socialmente imbarazzante.

C’è chi allora, per evitare il giudizio sociale, si inventa scuse di ogni tipo, come essere intollerante ad un ingrediente, ad esempio al lattosio per evitare i formaggi o al glutine per evitare la pasta e spiega con termini scientifici che cosa gli comporterebbe mangiare un po’ di quella pietanza. Non bisogna abusare di questa scusa. Dai traumi legati all’infanzia nasce la fobia verso frutta, formaggio, ma anche pesce, uova e  insaccati.

 

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