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Il Santo del giorno 17 febbraio: San Teodoro di Amasea

Il Santo di oggi, 17 febbraio, è San Teodoro di Amasea. Teodoro di Amasea era un soldato dell’esercito romano nel Ponto, che subì il martirio per la fede in Cristo. Considerato santo dalla Chiesa cattolica e dalle Chiese orientali, ebbe nel Medioevo un culto assai vasto. San Teodoro è il protettore di militari e reclute. E’ il patrono della città di Brindisi. Il nome Teodoro deriva dal greco e letteralmente significa regalo, dono di Dio. Il suo emblema nelle immagini sacre è la palma. Il suo martirologio romano recita: «Ad Amasea in Ellesponto, nell’odierna Turchia, passione di san Teodoro Tirone, che, al tempo dell’imperatore Massimiano, per aver confessato la sua fede cristiana fu violentemente percosso e gettato in carcere e, infine, dato a bruciare sul rogo. Celebrò le sue lodi san Gregorio di Nissa in un celebre encomio».

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La vita di San Teodoro di Amasea

Non si conosce la città natale di San Teodoro: secondo alcuni sarebbe nato in Cilicia, secondo altri in Armenia. Secondo la tradizione fu arruolato nell’esercito romano e venne inviato ad Amasea. Teodoro era di fede cristiana e così si rifiutò di sacrificare agli dei, nonostante le sollecitazioni dei compagni. Venne accusato di essere cristiano e condotto in tribunale. Durante l’interrogatorio rifiutò nuovamente di sacrificare agli dei. Il prefetto si limitò a minacciarlo e gli concesse una breve periodo di tempo per permettergli di riflettere. Teodoro invece ne approfittò per continuare l’opera di conversione e, per dimostrare che non aveva alcuna intenzione di abiurare la religione cristiana, incendiò il tempio della gran madre degli dei Cibele che sorgeva al centro di Amasea, presso il fiume Iris. Venne così nuovamente arrestato e il giudice del luogo ordinò che venisse flagellato, rinchiuso in carcere e lasciato morire di fame. Ma questa punizione non aveva nessun effetto su Teodoro. Scampato miracolosamente alla morte per fame, Teodoro venne infine tolto dal carcere e ricondotto in giudizio. Teodoro ancora una volta non rinnegò la fede cristiana, così il giudice ordinò che venisse torturato con uncini di ferro, fino a mettere a nudo le costole, e lo condannò ad essere bruciato vivo. Subì il martirio il 17 febbraio del 306. La leggenda racconta che Teodoro non subì l’offesa delle fiamme, morì senza dolore e rese l’anima glorificando Dio. Proprio perchè la leggenda vuole che il corpo rimase intatto San Teodoro venne seppellito ad Amasea.

Il Culto di San Teodoro di Amasea

Ad Euchaita, odierna Turchia, sul luogo di sepoltura di  San Teodoro, già nel IV secolo venne edificata una basilica frequentata da pellegrini in visita al sepolcro del Santo. Il culto di San Teodoro si propagò rapidamente in tutto l’Oriente cristiano e successivamente nell’Impero. L’esarca Narsete avrebbe diffuso a Venezia nel VI secolo il culto di San Teodoro venerato ad Amasea e festeggiato il 9 novembre e una piccola chiesa a lui intitolata sarebbe esistita fin dal VI secolo nell’area attualmente occupata dalla basilica di San Marco. A Venezia fu invocato come patrono sino al XIII secolo, poi sostituito con San Marco. Venezia ricorda il santo in molte espressioni d’arte, ma soprattutto con una colonna posta in Piazza San Marco, sulla cui sommità vi è una statua raffigurante il santo in armatura di guerriero con un drago ai suoi piedi. Nel XIII secolo le reliquie del corpo di San Teodoro furono traslate a Brindisi. Le spoglie trovarono collocazione in un’arca rivestita di lastre d’argento della prima metà del XIII secolo. Sulle lastre sono riportati episodi della vita del santo.

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