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Il Santo di oggi, 17 novembre: Santa Elisabetta d’Ungheria

Sant’Elisabetta d’Ungheria, protettrice di infermieri, fornai, dell’ordine francescano secolare e delle società caritatevoli è il santo di oggi. Figlia di Andrea II d’Ungheria, cugino dell’imperatore di Germania, Elisabetta viene promessa in sposa all’età di soli 4 anni. Il promesso sposo, Luigi  dei duchi di Turingia, non contava molti più anni rispetto ad Elisabetta: ne aveva, infatti, 11. I due giovani si sposarono quando Luigi divenne 20enne e Elisabetta 14nne. L’unione fu felice. «Se io amo tanto una creatura mortale – confidava Elisabetta alla serva Isentrude – quanto dovrei amare di più il Signore, immortale e padrone di tutti!»

Santa Elisabetta d'Ungheria

Era una coppia dalle caratteristiche semplici: gentile e innamorato lui, aggraziata e bellissima lei. Tuttavia, le doti genuine di Elisabetta suscitarono le invidie delle gentildonne sofisticate e superbe dell’epoca le quali ne criticavano le semplicità nel vestire: «Niente trine, niente maniche larghe, niente guanti, niente corone in testa», solo un velo nero e il costante atteggiamento in preghiera. Non era una giovane mondana, d’altro canto non avrebbe avuto molto tempo a disposizione per distrarsi dagli obblighi matrimoniali. Divenne infatti mamma del primo figlio a 15 anni, il secondo, una bambina, all’età di 17 e a 20anni, solo pochi giorni dopo essere rimasta vedova, mise al mondo la terza e ultima figlia. Si narra che il giovane duca, marito di Elisabetta, talvolta giudicasse eccessiva la devozione religiosa dimostrata dalla moglie. Elisabetta, infatti, era solita chiedere a Isentrude di essere svegliata durante la notte per dedicare qualche ora alla preghiera, mentre il marito dormiva. Una notte però, per errore, la serva di Elisabetta svegliò il duca il quale si accorse dell’attività notturna della moglie. «Anche quando il marito viveva» dichiarò poi la serva «ella era come una religiosa: umile e caritatevole, tutta dedita alla preghiera». E aggiunse: «Compiva tutte le opere di carità nella più grande gioia dell’anima e senza mai mutar di volto».

Santa Elisabetta d'Ungheria

Purtroppo nell’estate del 1227 Luigi parte come crociato, lasciando Elisabetta in attesa dell’ultima figlia. Dopo tre mesi, un messaggero porta la notizia della morte del duca, avvenuta in Italia durante la battaglia. «Morto! – grida Elisabetta – e con lui è morto ogni mio bene nel mondo». A testimoniare il grande amore tra Luigi e Elisabetta è sempre la fedele Isentrude la quale ne decanta il rispetto reciproco e l’innamoramento genuino «Si amavano – dice la serva – d’un amore meraviglioso, e s’incoraggiavano dolcemente, l’uno con l’altra, nel lodare e servire Dio». Dopo la morte di Luigi la vita di Elisabetta diventa durissima: i fratelli del duca la allontanano da Wartburg, le sottraggono i figli, per amor dei quali Elisabetta rinuncia all’eredità. Si dedica, quindi, ad una vita ancora più essenziale, vestendo abiti umili anche in considerazione della improvvisa condizione di povertà che la colpisce. Lavora duramente per curare i lebbrosi e i tignosi, e si mette sotto la direzione spirituale di un religioso terribilmente esigente, che per ogni piccola ammenda le infligge la flagellazione. Elisabetta segue l’esempio di San Francesco le cui gesta erano già note alla comunità cristiana. Dai 20 ai 24 anni Elisabetta conduce una vita di estrema sofferenza, penitenza e fortissima carità verso i bisognosi. Non mangia, non riposa, offre tutto quel poco che possiede ai poveri rinunciando al fiore della propria giovinezza. Gregorio IX, a soli quattro anni dalla morte, la proclamò degna degli altari in considerazione dei miracoli che non tardarono ad arrivare sulla tomba della Santa. I francescani poi, la presero come Patrona del Terz’Ordine, insieme con San Luigi di Francia.

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