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Il seno malato di tumore diventa una tela, la pittrice: “Ecco come trasformare la malattia in un capolavoro”

Il seno è con tutta probabilità la parte del corpo femminile che più fa sentire donna: è seduzione, femminilità, maternità. Quando il tumore colpisce questa parte e la donna è costretta a subire operazioni, se non addirittura la rimozione tramite mastectomia, è come se venisse mutilata. L’artista romana Annamaria Mazzini, anch’essa colpita da tumore, ha dato vita ad un progetto di body painting molto interessante, volto proprio a restituire grazia e bellezza al seno malato. Ecco cosa ha raccontato in esclusiva a UrbanPost. 

Come è nato il suo progetto di body paiting?
E’ nato mentre ero in trasferta con la mia squadra di donne operate di tumore al seno, mentre ci preparavamo alle gare di Dragon Boat. Dividevo la stanza con una di loro. Riflessa nello specchio l’immagine dei suoi seni e quell’espressione sul volto piena di amarezza, disagio, vergogna, rassegnazione, sofferenza hanno provocato in me, prima, un forte dolore che poi ho subito trasformato in  UN DIPINTO. E’ difficile spiegare come perché le sensazioni non hanno parole, è dal cuore che nasce tutto. Quando si ha conosciuto tanta sofferenza, si riesce a sentire anche quella degli altri. Essendo la pittura la mia massima espressione piena di emozioni, quello che ho visualizzato è apparso semplice alla mia mente. Così, se non la vedevo più io quella cicatrice perché ricoperta di colore, non l’avrebbero vista più nemmeno loro. TRASFORMARE LA MALATTIA IN UN CAPOLAVORO questo ho pensato e non avrei potuto fare diversamente. Quando dipingo quei corpi conoscendo esattamente cosa si prova, riesco solo a trasmettere “GIOIA DI VIVERE”.

Secondo lei come affronta una donna un’operazione al seno?

Certamente, trattandosi di un tumore, con tanta paura. Poi bisogna trovare il coraggio di affrontarla e sapere che dentro di noi c’ è la facoltà di guarire. Ma spesso è proprio quella paura che mette paura, ti frena, ti blocca, ti paralizza. Nel mio libro racconto esattamente questo e spero di stimolare tutte le donne che dovranno combattere questa malattia a fare una ricerca spirituale per conoscere se stesse e superare la paura di morire e trasformarla in gioia di vivere.

Qual è l’obiettivo del suo progetto?

E’ un progetto che ha una forte funzione sociale per le donne operate al seno perché favorisce una prima riparazione alla perdita, alla ferita, del proprio seno. Si tratta di un’opportunità di avvicinarsi in modo più graduale, più dolce, alla cicatrice. Può essere considerato un intervento di riabilitazione a lungo termine.  La donna si riappropria del proprio corpo senza paura di nasconderlo, ma ripararlo.

Come lo hanno vissuto le donne che si sono prestate da tela?

All’inizio potrebbe essere imbarazzante mettere a disposizione il proprio corpo, sopratutto se non si conosce l’artista. Ma quando l’artista è una domma operata di tumore al seno, sicuramente è più facile. Si instaura un contatto forte che scioglie ogni imbarazzo. Poi arriva il momento di scoprire il seno ed è proprio lì che deve esserci la comunicazione con le altre donne che vedano, per capire che non bisogna nascondersi, che, anche se mutilate, possono ancora essere donne, essere belle. L’importante è trasmettere serenità, gioia, emozione, bellezza e andare al di là della protesi, delle cure, e del dolore, di tutto quello di così difficile che si è vissuto.  Per tutte è stata un’esperienza importante, rilassante, qualcuna si è anche addormentata sotto il tocco del pennello, divertente perché insieme si ride fino a quando non si arriva a fare qualche scatto fotografico. Poi arriva il momento in cui, sotto la doccia, il colore scivola via, lasciando però,  il ricordo di quella giornata unica, indimenticabile, benefica, per sempre nel corpo e nell’anima.

Grazie

Credit Foto: Annamaria Mazzini

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