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Il sole fa bene: meglio con i nuovi filtri solari ad effetto “maglietta”

La disputa “Sole sì – Sole no” si fa sempre più forte nei periodi estivi, soprattutto dopo che un atteggiamento imprudente (se non sconsiderato) ha lasciato i segni di una esposizione al sole marino sulla nostra pelle e sulle nostre vacanze.

Bebbe Grillo con la maschera  fa footing in spiaggia

Nonostante i rischi di eritemi o i più temuti tumori della pelle, scaturiti da sovraesposizioni alle radiazioni solari, sempre più scienziati stanno riabbracciando l’idea che il sole fa più bene che male ed è necessario sottoporsi ai suoi taumaturghi raggi, anche d’inverno. Ovviamente, sempre con le opportune cautele.

A ribadirlo sono soprattutto i ricercatori dell’Università di Edimburgo (Scozia) che, attraverso alcuni studi, hanno verificato come i raggi ultravioletti sono in grado di ridurre la pressione sanguigna e abbassare il rischio di ictus e di infarti. Anche se, i dermatologi dell’American accademy of dermatology (Aad), continuano a frenare sulle esposizioni, ricordando che i raggi solari continuano a provocare ogni anno danni seri alla pelle, anche d’inverno.

Esporsi al sole fa bene – ammette la dermatologa dell’Aad, Amanda Friedrich – ma sempre protetti perché i raggi possono essere nocivi in tutte le stagioni e in ogni luogo, assolato o ricoperto dalle nuvole, non solo in spiaggia (…) Le persone che si scottano sono moltissime, cosi’ come quelle che non usano i solari o non li usano abbastanza, oppure non li riapplicano durante il giorno o spalmano quelli scaduti, risalenti all’anno precedente o mal conservati.

Colori_UVI

Insomma, il decalogo del buon comportamento per proteggere la nostra pelle ai raggi solari è sempre lo stesso: usare una protezione solare non inferiore a 30; che sia resistente all’acqua; che abbia efficacia contro i raggi UV-B e UV-A; che venga spalmata 15 minuti prima di uscire all’aria aperta e che venga rispalmata ogni due ore max, oppure subito ogni volta che si suda, che ci si fa il bagno in mare o in piscina, etc.; che non vengano tralasciate zone come naso, viso, orecchie, dorso dei piedi, gambe e schiena (quest’ultima non facile da raggiungere in tutti i punti con le proprie mani); che venga usato un lipstick per le labbra con protezione minima a 15 Spf.

Anche il prof. Carlo Introini, microbiologo e responsabile tecnico-scientifico alla Shiseido (famosa casa di cosmetici specializzata nel campo delle protezioni solari) è dello stesso parere della dermatologa, sottolineando come il sole faccia bene all’umore e alla psiche ma è necessario proteggersi adeguatamente per prevenire danni estetici alla pelle (eritemi, invecchiamento, etc.) e malattie ben più serie, come il melanoma.

Per questo alla Shiseido hanno progettato nuovi filtri rivoluzionari che agiscono proprio come se avessimo una maglietta addosso, ed assicurano una protezione davvero omogenea: “Nuove tecnologie produttive ci permettono di avere strutture di emulsioni e microemulsioni brevettate ‘superveil-UV360′ che si distribuiscono sulla pelle coprendola in modo uniforme, comprese le aree con rughe e avvallamenti, cosi’ da aumentare la sicurezza anche in chi non spalma perfettamente la crema.” ha dichiarato Introini.

Shiseido-logo

I nuovi filtri restano in superficie, incapsulati, non penetrano nella pelle, riducendo il rischio di allergie solari e garantendo una protezione simile a quando si indossa una maglietta”.

Il professore spiega come nei laboratori della Shiseido i ricercatori abbiano osservato che i raggi  UV stimolano la formazione di citochine infiammatorie che nel tempo finiscono per danneggiare l’epidermide, intervenendo in modo negativo sul collagene e l’acido ialuronico, elemento, quest’ultimo situato negli strati più profondi della pelle (chiamato derma) e che aiutano a trattenere ingenti quantitativi d’acqua.

Nuove protezioni solari a base di estratti vegetali, di zuccheri e derivati della vitamina A bloccano, invece, il processo di scissione di queste due sostanze. “Recentemente si è riusciti anche a stimolare il sistema endogeno della pelle a proteggersi preservando, ad esempio, l’acido urocanico, naturalmente  presente nello strato corneo della pelle con una funzione protettiva perché assorbe le radiazioni ultraviolette. Infine gli estratti di roseapple, frutti nativi dell’Asia, svolgono una azione riparatrice dei danni sul DNA delle cellule dell’epidermide dovuti al sole, insieme ai derivati della vitamina C che riducono le macchie della pelle” conclude Introini.

Nato lo stesso anno in cui l'uomo sbarcò sulla Luna, l'autore ha intrapreso, all'inizio della propria adolescenza, gli studi scientifici, conseguendone la maturità verso la fine degli anni '80. Da oltre 20 anni ha incominciato a lavorare nel campo dell'ICT, senza trascurare il proprio impegno in diverse attività sociali (in Croce Rossa, presso la Mensa don Tonino Bello e come educatore in Azione Cattolica).

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