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Il vampiro nella storia: dove nasce questa figura affascinante e sinistra?

Ci sono poche figure archetipiche come quella del vampiro, capace di esercitare un fascino perpetuo sugli uomini che ne restano sistematicamente attratti. Solitamente si tende ad associare la nascita ufficiale del mito con il celebre e bellissimo romanzo di Bram StokerDracula“, edito al crepuscolo dell’Ottocento, precisamente nel 1897.  A sua volta pare che lo scrittore irlandese si fosse ispirato al principe Vlad III di Valacchia, membro della Casa dei Drăculești, principe di origine rumena vissuto nel Quattrocento e soprannominato l’impalatore per la ferocia con la quale impalava i nemici e il sadismo con cui studiava modalità di tortura. Ovviamente la verità storica si fonde alla leggenda popolare circa gli episodi più truci che vengono attribuiti al principe; sicuramente una evidente tempra sanguinaria e feroce – al di là delle leggende – ha storicamente contraddistinto quest’uomo.

Il mito del vampirismo, però, affonda le sue radici in tempi ben più lontani, complici anche alcune reazioni scientifiche dei cadaveri e talune malattie che implicano una sintomatologia che, se osservata in maniera superstiziosa e senza l’ausilio di medici, può risultare sinistri. Paul Barber, storico dell’Università della California, sostiene che la mancanza di conoscenza dei processi di decomposizione sia stato terreno fertile per questo tipo di credenze popolari; per esempio, esudando sangue dalla bocca, i cadaveri davano la sensazione di averlo bevuto. Altro elemento da tenere in considerazione è senza dubbio la frequenza con cui si seppellivano persone credute morte, magari semplicemente in stati comatosi, che poi si risvegliavano nei sepolcri. Il termine “Nosferatu“, di radice rumena, significa letteralmente “non spirato”. Malattie come la tubercolosi e la peste bubbonica hanno inoltre alimentato, in tempi di scarsa conoscenza scientifica, il mito del vampirismo alla vista del  sangue prodotto dai polmoni danneggiati risalire fino alla bocca.

Dando per assodato che sia pressoché impossibile circoscrivere un preciso momento storico o una popolazione specifica che abbia “creato” il vampiro quest’ultimo è riscontrabile in svariati periodi e in luoghi geografici del tutto privi di connessioni fra loro. Come accadde, per esempio, per le sirene. Insomma, senza influenzarsi reciprocamente, il vampirismo è un concetto che troviamo addirittura fra i persiani che annoverano fra le loro antiche leggende quella di un mostro bevitore di sangue. Si tratta di Lilitu, successivamente declinata in Lilith dalla cultura ebraica: un demone che si nutriva del sangue dei bambini. Greci e romani propongono le Empuse, le Lamie e le Strigi: minimo comune denominatore il nutrirsi di sangue umano, leggende descritte e dovutamente sbeffeggiate nel Satyricon di Petronio e nell’Arte Poetica di Orazio. Sono stati gli indiani, invece, ad associare al pipistrello la figura vampiresca: nella cultura Hindu figura Baital – creatura per metà umana e per metà pipistrello – che si impossessa dei corpi dei morti a scopi di vendetta. Nel Medioevo, infine, si assiste ad una vera e propria ufficializzazione del vampiro: il terrore di queste figure vede un proliferare di rimedi anti vampiro che, in certi casi, si tramandano ancora oggi. Il paletto nel cuore pare, per esempio, provenire da rimedi croati medievali contro ipotetici vampiri. Da quel momento il vampiro entra nella tradizione popolare in maniera radicata e massiva, mancano solo un nome e un’identità specifica: a questo penserà Stoker nell’800.

 

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