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Imprese italiane in rosa, intervista ad Alessandra Bodda: l’innovazione è tutta da bere

Abbandoniamo le startup per dedicarci al mondo delle imprese storiche italiane che, nonostante la loro longevità, sono sempre pronte ad inserire elementi innovativi nelle proprie produzioni: è questo il caso di Alessandra Bodda, una delle poche imprenditrici donne del mondo del vino che attualmente gestisce la propria impresa familiare esportando il proprio prodotto in tutto il mondo. Dalle nuove tecnologie adottate per una produzione sempre più “naturale” al baratto tra imprese senza tralasciare qualche piccolo aneddoto sull’essere imprenditrice e donna: ecco cosa ci ha raccontato.

Grazie e benvenuta su UrbanPost. Parliamo della Tenuta La Pergola, azienda vinicola ultracentenaria da lei gestita. Com’è cambiato – con il passare del tempo e l’avvento della crisi – l’approccio verso la produzione e la distribuzione del vino?

“Per quanto riguarda la distribuzione, abbiamo notato una maggior attenzione del cliente verso quelli che sono i processi produttivi, dal vigneto alla vinificazione: proprio per questo motivo, durante la vendemmia, organizziamo un intero mese di “cantine aperte”. La mia impronta è quella di aprire la fase produttiva al cliente finale per far sì che gli acquirenti si rendano conto della qualità e del lavoro che c’è dietro alla bottiglia che finirà sulle tavole. Nel tempo è cambiato anche il metodo di produzione: attualmente, nella cantina cerchiamo di utilizzare macchinari per il controllo delle temperature, dell’azoto e – in generale – dotati delle più avanzate tecnologie che ci permettano di ridurre la concentrazioni di solfiti e l’uso di antiparassitari o prodotti chimici nel vigneto. L’approccio è quello di utilizzare più la tecnologia e meno la chimica, sia in vigneto sia in cantina, continuando comunque a garantire al cliente finale un prodotto di altissima qualità”

Italia o estero, verso dove è orientato il mercato del vino italiano?

“In Italia distribuiamo principalmente a livello di logistica: il nostro mercato, infatti, richiederebbe molta più ‘forza’ e coordinamento che manca ad un’azienda familiare come la nostra. In particolare nel Nord Ovest, però, presenziamo a fiere ed eventi che ci permettano di farci conoscere: non a caso, spesso vengono a trovarci gruppi provenienti da qualsiasi regione del Belpaese. L’estero è invece un mercato forte: esportiamo in America, Cina, Norvegia, Svezia e Svizzera.”

Soffermiamoci sul baratto d’impresa… Come funziona e come siete arrivati a tale decisione?

“Ci siamo avvicinati ad un vero e proprio modello di baratto che avviene tra imprese: il vino da noi prodotto viene ‘scambiato’ con merci, di pari valore di mercato, prodotte da altre aziende di qualsiasi settore. In questo modo, oltre ad uno scambio di merci, riusciamo anche ad ampliare il mercato facendoci conoscere in ambiente distanti dal nostro. Oltre al baratto tra imprese, abbiamo deciso di affidarci anche a Lyoness ovvero un network visibile in tutto il mondo che guarda però all’utente finale: la piattaforma mette a disposizione sconti immediati sul prodotti di qualsiasi tipo, tra i quali anche il nostro vino”

Imprenditoria al femminile: quali sono le difficoltà che si riscontrano in Italia? E nell’ambito del mondo del vino?

“Essere imprenditrice nel mondo del vino è difficilissimo poiché è un mondo prettamente maschile: esistono molti campanilismi e noto sempre un po’ di difficoltà nell’approcciarsi con me. Con il cliente, invece, è tutto più facile: dopo la prima conoscenza cerchiamo di instaurare un rapporto di amicizia e di fiducia che, ovviamente, prescinde dal mio essere donna”

Curiosità, aneddoti?

“Tengo molto a dire che, oltre ai numerosi eventi proposti in azienda, quest’anno vantiamo la partnership con l’associazione Innuva con la quale ci occupiamo del recupero degli scarti di produzione del vino: grazie alle innovazioni tecnologiche – oltre al classico utilizzo delle vinacce per la distillazione delle grappe – stiamo iniziando ad utilizzare gli scarti per creare prodotti di bellezza naturali. Per ora è solo una prova ma abbiamo stimato che, per quest’anno, avremo un’ulteriore riduzione degli scarti del 10/15%”

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