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Imu: dal 2014 cambierà tutto. In arrivo (forse) la Ics

L’Imu, l’imposta municipale propria, per il neo governo di Enrico Letta è senza dubbio uno dei nodi più difficili da sciogliere. Pressato dal Pdl, che dell’abolizione (con restituzione) dell’Imu ne ha fatto un cavallo di battaglia, il premier appena insediato ha deciso per la sospensione della rata di giugno. E (forse) anche quella di dicembre non si pagherà. Poi, dal prossimo anno, dovrebbe cambiare tutto. Nel 2014 infatti potrebbe arrivare la Ics. Ancora un’incognita, per ora, visto che è allo studio,  ma, inevitabilmente, qualche indizio su come sarà la nuova tassa ha già fatto capolino sui giornali.  Ics, ovvero Imposta Casa  e Servizi; quest’ultima potrebbe ricomprendere al suo interno l’attuale Imu, con importi concretamente abbassati, la Tares (la nuova imposta sui rifiuti) e forse anche la quota comunale dell’Irpef.

Enrico Letta Imu Iva Cig

Insomma, un’imposta economicamente più pesante dell’attuale Imu, che però ne ingloberebbe altre due (che non si pagherebbero più). Inoltre, l’importo da versare verrebbe ricalcolato in modo da far pagare maggiormente chi possiede (fortuna sua) immobili di pregio. Una parte, pur minoritaria della nuova Ics, dovrebbe inoltre essere a carico degli inquilini. Quindi, una quota, spetterebbe anche, ad esempio, a chi vive in affitto. Un’altra ipotesi allo studio è quella di alzare la soglia d’esenzione dal pagamento dell’Imu (o della futura Ics). Soglia attualmente fissata a 200 euro. Il tetto potrebbe essere portato a 500 euro, come proposto dal Pd.

Va detto però, che il governo Letta ha problemi molto più urgenti da affrontare. La nuova versione dell’Imu infatti, se arriverà, entrerà in vigore solo dal prossimo anno. L’abolizione dell’imposta attuale, per essere perseguita, necessita di risorse economiche. Aumentare ulteriormente le tasse non si può, perchè, come ricorda la Cgia di Mestre da tempo immemore, l’Italia è “tra i paesi più tartassati d’Europa”. E poi,  che senso avrebbe aggravare ancora l’importo dovuto per una qualunque tassa, al solo  scopo di  toglierne un’altra? In più, le emergenze da affrontare da qui a giugno-luglio sono tre. A parte l’Imu, andrebbe scongiurato l’aumento dell’Iva, che a luglio, stante la prospettiva attuale, passerà dal 21 al 22%. Le ripercussioni sui consumi sarebbero pesanti, ha fatto notare sempre la Cgia. Il rischio è quello di deprimere ulteriormente l’economia reale.

Come se non bastasse, l’allarme lanciato nelle ultime ore dal segretario Cisl Raffaele Bonanni sulla necessità di trovare “1,5 miliardi entro il mese di maggio” per rifinanziare la Cassa in deroga, è stato un vero e proprio  fulmine, anche se in un cielo che certo non si può definire sereno.  I dati sulla disoccupazione in Italia sono allarmanti. Dal 2007 i senza lavoro (ed in cerca di un impiego) sono praticamente raddoppiati. Secondo Bonanni, se la Cig in deroga non venisse rifinanziata, altri 700.000 lavoratori andrebbero ad ingrossare le fila dei disoccupati. Muoversi all’interno di uno scenario di questo tipo è senza dubbio complicato. Enrico Letta, che ha già dimostrato un discreto decisionismo sul caso Biancofiore, dovrà comunque avere le idee chiare al più presto su come trovare i 6 miliardi necessari a risolvere le tre questioni più impellenti (Imu, Iva e Cig in deroga) . Il 29 maggio prossimo Bruxelles  deciderà se chiudere o meno la procedura d’infrazione per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia. I presupposti, a dire il vero, sono buoni (il disavanzo sarebbe ora al 2,9%), ma è ovvio che si sta camminando su un filo che potrebbe ancora spezzarsi.

photo credit: Enrico Letta via photopin cc

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