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In Francia la “culture tax” viene estesa al web, in Italia la webtax in stand-by

Posto che il problema che Hollande vuole affrontare è principalmente il rapporto tra fatturato e tasse di un’azienda, e che quindi si vuole semplicemente garantire un flusso fiscale accettabile da parte di chi genera del business nel mercato domestico, l’idea è quella di estendere la cosiddetta “culture tax” anche al web.
Si tratta di una tassa che riguarda cinema, canali televisivi, provider Internet e altre entità che forniscono servizi di entertainment. I fondi provenienti da queste tasse servono specificatamente a finanziare la TV ed il cinema Francese.

E’ il “Consiglio Superiore per il Multimediale” (Conseil supérieur de l’audiovisuel) che decide l’applicazione di questa tassa e l’idea è appunto quella di estenderla ai colossi del web come Facebook, Youtube, Dailymotion e anche al mobile.
In effetti questi player tecnologici producono contenuto originale in partnership con aziende di post-produzione locale. Non tutto il contenuto è condiviso dagli utenti ma prodotto e distribuito autonomamente. Youtube fornisce ben 60 canali per i Francesi mentre Dailymotion distribuisce Dailysport.

In generale, cercare di evitare che certe aziende come Google e Facebook creino valore da paradisi fiscali è comprensibile ma, come già detto, bisogna anche considerare che mentre i colossi non avrebbero problemi ad adattarsi, molte piccole imprese che offrono affiliazioni e network pubblicitari globali si allontanerebbero dall’Italia, danneggiando chi vuole fare pubblicità in modo efficiente e molte web agencies e consulenti locali avrebbero seri problemi ad offrire servizi all’altezza.

In questo caso invece il ragionamento fila. Google guadagna ben 2 miliardi di dollari dagli utenti Francesi, un business considerevole che la mette al pari di aziende locali e che quindi presuppone una tassazione proporzionalmente accettabile.

Start Upper ed esperto di imprese tecnologiche, 42 anni, laurea e master ottenuto in Gran Bretagna. Vive a Livorno ma viaggia spesso tra Milano e Torino.

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