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In Italia il femminicidio non esiste

In Italia va molto di moda parlare di femminicidio. Con l’autunno salgono le quotazioni di un tema che mette d’accordo tutti. Si fanno anche spettacoli teatralipremi di poesiacoreografie e bla bla bla per protestare contro un fenomeno così drammatico. Che nonostante le statistiche non esiste. Almeno non nei termini in cui viene normalmente proposto.

Le statistiche non confermano il femminicidio

Per femminicidio, dice il Devoto-Oli, si intende

Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.

Allora vediamo dov’è che smette di esistere la realtà e dove inizia la pantomima mediatica. Già alla sesta parola. Sistematicamente. Un avverbio che possiamo interpretare in due modi. Il primo è quello che sistematicamente un uomo picchi o umili la sua partner. Casi particolari che nessuno si sognerebbe di negare, ovvio. Ma la rappresentazione mediatica per sistematicamente intende il reiterarsi di comportamenti violenti degli uomini ai danni delle donne. Una guerra di maschi contro femmine.

Il femminicidio in Italia è un tema caldo

Questo è falso. Non esiste un marito violento che picchi sua moglie perché è una donna. Esistono tizi coi cappucci bianchi che darebbero fuoco a un nero perché è nero. Esistono anche tizi rapati che darebbero fuoco a un gay perché è gay. Ed esistono pure tizi un po’ vintage che metterebbero in forno un ebreo perché è ebreo. Ma non esistono uomini che uccidono una donna perché è una donna. “Sporco negro”, “sporco frocio” e “sporco ebreo” li abbiamo già sentiti. Ma “sporca donna” non suona. Così come non non conosco organizzazioni di psicopatici che coltivano l’odio per le persone di sesso femminile.

Poi entra in campo la sindrome dell’Ice Bucket Challenge, che dice: “Che rompipalle sei! Guarda il fine! C’è un problema? Sì. Bisogna agire senza far tanto i precisini!”. No, no, no. Se un problema non lo identifichi, i tuoi tentativi di risolverlo lo incasinano e basta. Lo insegna qualsiasi informatico che bestemmia cercando di sistemare il computer su cui hai smanettato a caso.

Le statistiche del femminicidio in Italia

I movimenti per i diritti civili avevano un senso, perché si trattava di far sentire più isolati quelli che invece trovavano positiva una società razzista. Una legge per il matrimonio omosessuale ha senso perché c’è un’oggettiva diseguaglianza. Ma un uomo che uccide la moglie è già isolato, non ha un’organizzazione alle spalle e la ucciderà nonostante tutte le manifestazioni e le scarpette rosse. E le donne sono parificate agli uomini per legge da un pezzo. Spesso non lo sono nella società, ma su quello non si interviene (solo) per decreto legge. Non funziona. Non basta.

Per questo il femminicidio, la strage delle donne e l’idea superficiale di un problema così radicato risolvono solo due problemi. Quello dei quotidiani che hanno bisogno di titoli forti per vendere e quello dell’affitto di chi ha messo in piedi il baraccone di iniziative che ci vive sopra.

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