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Inaugurazione Sochi con le Tatu: due finte lesbiche e leggi omofobe, Putin confuso

La questione, se non fosse per la discriminazione imbarazzante alla quale sono sottoposte in Russia le persone omosessuali – divenuta legge per volere di Putin e della Duma – sarebbe senza dubbio un capolavoro di comicità. Da una parte abbiamo le Olimpiadi invernali di Sochi, che molti sportivi e Primi Ministri del mondo hanno deciso di ignorare in virtù delle leggi omofobe varate dalla Russia recentemente, dall’altra abbiamo le Tatu: due adolescenti, oggi invecchiate, venute dal Grande Freddo che hanno riscosso, una decina di anni fa, grande successo europeo spacciandosi per pseudo lesbiche trasgressive. In realtà si è sempre trattato esclusivamente di un’operazione commerciale studiata a tavolino che giocava sulla fascinazione esercitata sugli uomini da due sedicenni vestite come manga intente a baciarsi sotto una pioggia battente  e sull’appeal della trasgressione rassicurante da Mtv per ragazzini e ragazzine di mezzo mondo.

sochi tatu

Colpo di scena, scacco al Re, anzi “scacco matto”; Konstantin Ernst, direttore generale della televisione di Stato Primo Canale, definito il «maestro di cerimonie di Vladimir Putin» aveva già confermato la presenza allo stadio Fisht delle Tatu nello spettacolo che precede l’apertura ufficiale in pompa magna. Quindi avremo due trentenni dalla gota cascante e dalla carriera stroncata prematuramente – date le imbarazzanti virtù canore delle interessate- che sono universalmente conosciute come simbolo lesbo-friendly, nonostante – genialità assoluta – non lo siano mai state per loro stessa ammissione, che rappresenteranno la Russia, Paese presso il quale Putin ha vietato anche di parlare pubblicamente di omosessualità, durante un evento della portata delle Olimpiadi invernali.

E se qualcuno rileva degli aspetti incongruenti in tutto ciò non ha colto la genialità del tutto: un capolavoro di surrealismo inimitabile. Julia Volkova e Lena Katina sono andate sul palco per cantare Нас не догонят, Nas Ne Dogonyat, la versione russa di Not Gonna Get Us (Non potrete raggiungerci mai); il testo della canzone, per l’occasione, muta di significato: se anni fa voleva testimoniare la fuga romantica delle due questa volta sarà un richiamo alla supremazia degli atleti russi che nessuno potrà raggiungere. Per la cronaca, le Tatu erano vestite in maniera agghiacciante.

 

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