in ,

Incendio Prato, 8 arresti: c’è anche una dipendente del Comune

L‘incendio divampato in un’azienda tessile di Prato (nella zona Macrolotto), domenica sera 1° dicembre, in cui sono morti bruciati vivi 7 operai cinesi e 2 sono rimasti gravemente ustionati, ha dato ennesima prova che nel nostro paese l’illegalità, multiforme, è subdolamente stratificata ed ha messo salde radici. Lavoratori  immigrati, non in regola, costipati in dormitori-lager dentro le stesse aziende presso cui lavorano. Sfruttati e ridotti in schiavitù. Una tragica ed impietosa fotografia di una realtà italiana, purtroppo largamente diffusa, del lavoro nero, sfruttamento ed immigrazioneRogo Prato

Partite le indagini a tappeto per far luce su questa vicenda, 300 agenti della Guardia di finanza e della Polizia municipale stanno eseguendo, sul territorio, l’operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Prato. E già il vaso di Pandora si sta scoperchiando: sono 8 le persone arrestate (4 misure cautelari in carcere e 4 ai domiciliari), tra cui anche una dipendente del Comune di Prato addetta alle certificazioni di residenza, che avrebbe fornito i falsi certificati di residenza a cittadini cinesi illegalmente in Italia. Undici in tutto le persone raggiunte da misure cautelari, tra cui un’altra donna, ex-dipendente del comune di Prato, ritenuta al vertice dell’organizzazione criminosa insieme ai suoi due figli. Un sodalizio criminale, quello nel mirino delle Forze dell’Ordine, che vede coinvolti in una presunta associazione a delinquere cittadini italiani e cittadini stranieri di etnia cinese che, in cambio di falsi certificati di residenza rilasciati illecitamente da un’addetta all’Anagrafe Comunale, offrivano denaro ed altre utilità. La “dipendente infedele” dell’Anagrafe è stata smascherata da un dirigente comunale responsabile dell’Ufficio Anagrafe che, insospettito dai suoi comportamenti anomali, ha subito allertato Polizia Municipale e Guardia di Finanza. I provvedimenti di misura cautelare sono stati emessi dal Gip del tribunale di Prato.

Da queste prime indagini è emerso che i cinesi neo-arrivati in Italia (circa 300 individuati) si rivolgevano a 7 connazionali, intermediari-collettori, fornendo loro passaporti e permessi di soggiorno e pagando tangenti da 600 a 1.500 euro, necessari per procedere all’iscrizione all’Anagrafe comunale di Prato. Grazie a questo sistema, in soli 8 mesi la banda criminale ha realizzato guadagni illeciti per una cifra tra i 180.000 e i 450.000 euro.

i Duchi di Cambridge

Kate Middleton: l’eleganza è un equilibrio perfetto tra una tiara di diamanti e un collier di bigiotteria

Morgan e Asia Argento sono tornati insieme? Amore assurdo