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Inchiesta fondi Lega, Salvini è chiaro: “Non falliamo, il nome non si tocca”

“Tutti i soldi che avevamo sono stati già presi dalla magistratura. Quindi, in questo momento non abbiamo più nulla. Il problema è che se il 5 settembre tutti i futuri proventi che fondamentalmente sono i versamenti dei parlamentari e dei consiglieri che affluiscono nelle casse della Lega vengono requisiti, allora è evidente che a quel punto lì un partito politico non può più esistere, perché non ha più i soldi…”. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ospite della festa de ‘Il Fatto Quotidiano’ a Marina di Pietrasanta, parlando della vicenda del sequestro dei beni della Lega e della decisione del Tribunale del Riesame attesa il 5 settembre. ”Se dovesse essere questa l’interpretazione – sottolinea Giorgetti – da parte della magistratura, per noi questa sentenza sarebbe definitiva”, senza che “il procedimento su Bossi e Belsito” sia passato in giudicato. Questo ”noi lo contestiamo”. E adesso a far chiarezza sull’inchiesta Lega è Matteo Salvini…

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Salvini e l’inchiesta Lega: “Indagate i mafiosi, non me”

”No non sto pensando a un nuovo partito. La Lega c’è e ci sarà con i soldi o senza soldi, con condanne o senza condanne, perché la Lega è il popolo”. Così Matteo Salvini alla Festa della Lega di Alzano Lombardo. ”Facciano quello che vogliono e la Lega ci sarà e il nome Lega non si tocca”. Riferendosi poi all’inchiesta in corso sul partito, il leader del Carroccio scandisce: ”Un giudice impegnerebbe meglio i soldi degli italiani indagando un mafioso che non Salvini”.

Salvini e Confindustria: cosa succede

Quanto ai conti pubblici, ”cercheremo di rispettare tutti i vincoli imposti dall’Europa, ma prima viene il benessere degli italiani – ribadisce il vicepremier – Il 3%? Lo sfioreremo dolcemente”. Salvini parla anche di Confindustria. ”Io adoro la protesta, ma ho qualche piccolissimo dubbio sul fatto che ad esempio in provincia di Bergamo migliaia di imprenditori siano rappresentati dai vertici nazionali di Confindustria che pensano solo alle grandi aziende e alle multinazionali e non agli imprenditori” afferma il leader della Lega. ”La cosa incredibile – sottolinea – è che Confindustria sta in piedi perché la maggioranza delle quote viene pagata da aziende pubbliche. Sarebbe la prima volta nella storia in cui un ente pubblico scende in piazza per protestare contro il governo che dà i soldi a quelle aziende pubbliche. A uno cattivo e io non lo sono potrebbe venir voglia di dire a quelle aziende pubbliche di uscire da Confindustria”.

 

 

 

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