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Incredibile rivelazione di un agente del KGB: la bomba che ha ucciso 224 russi sul volo Metrojet 9268 l’avrebbe messa il Cremlino!

Quel 31 Ottobre i 217 Russi a bordo del Metrojet erano pronti a tornare a San Pietroburgo dopo una bella vacanza al caldo. Il velivolo, capitanato da Valery Yurievich Nemov ed assistito da 6 membri dell’equipaggio, aveva lasciato Sharm el-Sheikh alle 4 di mattina ma, dopo circa 23 minuti, la terribile esplosione.

L’aereo si spezza in due a 31.000 piedi di altezza, nessun superstite. Molti passeggeri sono stati trovati ancora con le cinture di sicurezza allacciate in un raggio di oltre 40 kilometri. Molti erano probabilmente già morti per la mancanza di ossigeno, quelli che sedevano nella parte anteriore dell’aereo invece presentavano ustioni tremende su quasi tutto il corpo, dovute alla micidiale esplosione.

Molti fanatici islamici non ci hanno messo molto prima di mostrare foto in cui si ritraevano delle bevande che nascondevano gli esplosivi. Tuttavia, gli estremisti dell’ISIS, appena dopo l’evento, sembravano avere pochi dettagli su quanto era successo e si limitavano a condannare gli atti degli infedeli Russi in Siria, riferendosi in modo piuttosto vago alla capacità dei soldati del Califfato di buttare giù un aereo Russo nella provincia del Sinai. Come se l’aereo fosse stato colpito da terra e non fatto esplodere con un’azione di sabotaggio realizzata con una bomba a bordo.

Quello che è certo è il terremoto provocato da questo atto terribile. Nonostante le sanzioni imposte alla Russia per gli interventi in Ucraina, David Cameron e i vari primi ministri europei si sono affrettati a contattare Putin per esprimere la loro vicinanza.
Una solidarietà improvvisa ed una giustificazione per i successivi attacchi vendicativi sullo Stato Islamico operati pochi giorni dopo dalle forze armate Russe.

Ma Boris Karpichkov, una ex spia del KGB (poi rinominata FSB) che vive con una nuova identità, in una località segreta del Regno Unito, non la pensa così. Secondo lui, infatti, è stato lo stesso Cremlino ad ordinare di buttar giù il Metrojet 9268, con il benestare dello stesso Putin, per portare in suo favore l’opinione pubblica mondiale e permettergli di attaccare la Siria. Secondo Karpichkov un attacco che nasconderebbe azioni contro i gruppi ribelli in Siria, nemici giurati del presidente Al-Assad, che com’è noto è un alleato di Putin.

Certo, potrebbe trattarsi di un tentativo di screditare Putin da parte di un uomo che lo odia profondamente. Il Maggiore Karpichkov era infatti stato imprigionato con l’accusa di frode dopo dei tentativi di avere delle spettanze dal KGB, prima di trovare il modo di espatriare in Inghilterra. Tuttavia il Maggiore afferma che le informazioni arriverebbero da un alto ufficiale del GRU, una delle tante divisioni dell’intelligence militare Russa.
Putin sarebbe stato preoccupato dalla sua perdita di influenza nei territori del Medio Oriente e dall’incapacità di dare supporto ad Al-Assad ed agli suoi alleati a causa del supporto dato ai ribelli da parte degli Stati dell’Occidente.

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Secondo Karpichkov, laureatosi all’accademia del KGB di Minsk per poi diventare una spia del controspionaggio Russo in Latvia, esisterebbe un dossier con cui si pianificava di prendere due piccioni con una fava. Trovare il modo di aggredire i gruppi ribelli mascherando l’azione dietro una vendetta che sarebbe stata tacitamente approvata.

L’ex spia è talmente ben informata che ha parlato anche di come la bomba sarebbe stata messa sull’aereo. Un agente incaricato infatti, sarebbe riuscito a far innamorare una donna Russa proprio a Sharm El-Sheikh, dove migliaia di Russi vanno in vacanza durante la stagione fredda. L’agente avrebbe consegnato un regalo alla donna per i propri genitori pregandola di consegnarlo appena arrivata a San Pietroburgo. In realtà il regalo era una bomba con un detonatore di tipo EHV-7, in dotazione alle forze speciali. Sembra che la bomba fosse sotto uno dei sedili, tra il posto 30A e 31A. Per l’appunto al posto 31A siedeva Maria Ivleva, quindicenne figlia di Maria Ivleva, 44 anni, la donna che l’agente Russo avrebbe fatto innamorare.

Già nel 1999 Putin era stato accusato di aver piazzato delle bombe in quattro condomini a Mosca e nelle città di Buynaksk e Volgodonsk. Esplosioni che uccisero 307 civili e che gli dettero il motivo per portare degli attacchi micidiali agli Islamici Ceceni, accusati di quegli atti terroristici. Anche in quell’occasione Putin aveva incolpato i combattenti Islamici ma tree spie del Cremlino vennero arrestate dalla polizia locale con l’accusa di essere stati i sabotatori. Altri membri del FSB erano poi stati arrestati ed il dubbio su quelle esplosioni rimase fino a che Putin non mise tutto a tacere. La commissione parlamentare da lui istituita infatti confermò la responsabilità degli Islamici e dei separatisti Ceceni.

In quell’occasione fu Alexander Litvinenko, altra ex spia del KGB, ad affermare che gli appartamenti furono fatti saltare in aria da Putin, con lo scopo di ricevere il supporto necessario a scatenare la guerra in Cecenia. Dopo poco tempo, Litvinenko fu assassinato dagli agenti Russi con del veleno radiattivo, il polonio 210, durante dei meeting al Millenium Hotel di Londra. Ovviamente i Russi hanno respinto con veemenza le accuse di Karpichkov, sottolineando l’assoluta inaffidabilità del personaggio. Probabilmente si tratta in effetti di fantasia o di tentativi di rivalsa da parte di uno dei tanti nemici di Putin. Impossibile dirlo ma chiaramente, per il bene dell’umanità, meglio sperare che in effetti le affermazioni del Maggiore siano false.

Di prove concrete non ce ne sono ma il sospetto rimane. Se Putin avesse davvero fatto abbattere un aereo pieno di connazionali per poter ottenere consensi ed attaccare i gruppi ribelli Siriani sarebbe veramente uno scandalo di dimensioni epocali.

Start Upper ed esperto di imprese tecnologiche, 42 anni, laurea e master ottenuto in Gran Bretagna. Vive a Livorno ma viaggia spesso tra Milano e Torino.

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