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Indennità di maternità Inps 2017, cosa c’è da sapere

Se una lavoratrice si trova ad affrontare una gravidanza, ha diritto ad un periodo di congedo, ossia di assenza dal lavoro, che normalmente dura 5 mesi, ma che può aumentare, come vedremo, in caso di gravidanza a rischio. Durante questo periodo, la lavoratrice ha diritto ad una retribuzione, commisurata al suo regolare stipendio, corrisposta dall’INPS, e denominata ufficialmente “indennità di maternità”.

La indennità di maternità INPS è destinata alle lavoratrici iscritte all’INPS, sia dipendenti, sia autonome. Tra le dipendenti sono incluse anche le apprendiste, ed è possibile ricevere l’indennità anche se ci si trova in stato di disoccupazione, a due condizioni. Prima di tutto va specificato che l’indennità copre un periodo complessivo di assenza dal lavoro, tecnicamente chiamata “congedo parentale”, pari a 5 mesi complessivi, i 2 mesi precedenti al parto ed i primi 3 mesi successivi. La lavoratrice può anche decidere di rimanere al lavoro fino ad un mese prima del parto, e di prolungare il periodo di congedo post-parto al quarto mese successivo al “lieto evento”. In caso di maternità a rischio, il periodo di congedo può essere prolungato a 7 mesi, previa certificazione del ginecologo del fatto che si tratti di una gravidanza a rischio.

Perché di questa indennità possano beneficiarne anche lavoratrici in stato di disoccupazione, è necessario che il periodo coperto dall’indennità, che inizia 2 mesi prima della data prevista del parto, incominci non più di 60 giorni dall’ultimo giorno di lavoro. E’ anche possibile che il periodo di congedo inizi oltre i 60 giorni dall’ultimo giorno di lavoro, se la lavoratrice in questione ha diritto all’assegno di disoccupazione.

L’indennità di maternità ammonta al 80% dell’importo dell’ultimo stipendio percepito, ed esistono anche contratti collettivi di categoria che prevedono deroghe, fino a raggiungere il 100%, ossia il normale stipendio percepito dalla lavoratrice. Nella pratica questa indennità viene anticipata dal datore di lavoro, mentre per tutti i casi di lavoratrici saltuarie, a termine, addette a lavori domestici, disoccupate o sospese, l’indennità è versata direttamente dall’INPS.

Una volta tornata al lavoro, la lavoratrice ha diritto a 2 ore di permesso al giorno, per l’allattamento del neonato, permesso ufficialmente definito “allattamento INPS”. Esiste, in ultimo, l’istituto della maternità facoltativa. Si tratta di ulteriori 6 mesi di congedo dal lavoro, sia consecutivi, sia non contigui, che iniziano dopo i 3 mesi di maternità obbligatoria post-parto, e può essere richiesta da sia da uno che dall’altro genitore. In questo caso la retribuzione percepita durante il periodo di maternità facoltativa ammonta al 30% della normale retribuzione.

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