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Indonesia, l’aereo malese scomparso è caduto per colpa del maltempo?

Alla fine è stato ritrovato. Il volo QZ8501 della Air Asia scomparso il 28 dicembre è stato ritrovato in mare e con lui sono stati recuperati anche i corpi delle 162 persone che si trovavano a bordo. Un ritrovamento che avviene comunque con un ritardo ben maggiore di quello che avrebbe potuto essere, come abbiamo raccontato ieri.

Resta ora da capire quali siano state le cause della tragedia. Certamente bisognerà tenere presente che l’ultima comunicazione arrivata dall’aereo era la richiesta del pilota di portare il velivolo a 38mila piedi invece che a quella prevista di 34mila a causa del maltempo che minacciava il normale avanzare del volo. Dal momento di quella richiesta, a cui le autorità competenti non poterono rispondere subito a causa dell’iter di verifiche che questo genere di decisioni prevede, si sono perse le tracce dell’aereo.

La tratta tra l’Indonesia e Singapore è molto trafficata, quindi verificare la fattibilità di manovre come quella richiesta dal pilota del volo QZ8501 necessita di almeno qualche minuto. Probabilmente si è trattato di istanti fatali. L’assenza del famoso “mayday” – cioè il segnale che il pilota invia alle autorità a terra qualora il volo sia in imminente pericolo di caduta – si spiega con la regola dell’aviazione per cui, in situazioni critiche, le priorità sono “Volare-Navigare-Comunicare”. Insomma, prima l’immediata sopravvivenza, poi le comunicazioni.

Le domande sulle cause della tragedia però persistono. Maltempo o errore umano? Intanto cerchiamo di comprendere la situazione critica. I piloti possono trovarsi in difficoltà a gestire manualmente il velivolo quando si trovano all’altezza di crociera e in mezzo a una situazione meteo pericolosa. Infatti sopra una certa altezza l’aria si fa più sottile e il range di velocità che garantiscono la stabilità dell’aereo si riduce al punto che un errore di 75 km/h (una nullità per un velivolo) può risultare fatale.

Quindi condizioni estreme probabilmente dettate dal meteo, che ha costretto il pilota a fare a meno del pilota automatico. Eppure le condizioni meteo non bastano a spiegare l’accaduto. Infatti ogni giorni molti voli incontrano turbolenze (solo la settimana scorsa un Boeing 777 dell’American Airlines ha passato 45 minuti talmente terribili che molte persone a bordo sono rimaste contuse a causa degli scossoni, ma la sicurezza del volo non è mai stata compromessa) senza che gli aerei corrano il minimo rischio di cadere. Questo avviene perché le autorità competenti e le compagnie aeree sono molto attente a non volare quando ci siano concreti rischi per l’incolumità di passeggeri e equipaggio. I bollettini meteo infine ci dicono che il maltempo incontrato dal volo QZ8501 non era nulla di diverso da quello che tutti i voli incontrano in questo periodo dell’anno in quella regione.

Quindi si è quasi certamente trattato di un errore umano. E il dibattito già imperversa. I piloti dicono che i simulatori di volo attualmente in utilizzo non sono abbastanza capaci di riprodurre le condizioni più estreme in cui un aereo si può trovare e quindi non vengono addestrati adeguatamente. Ma i piloti più anziani fanno notare come la non completa affidabilità dei loro colleghi più giovani, da molti giudicati come lenti e poco reattivi ai molteplici rischi che la navigazione aerea presenta, possa essere dovuta all’eccessiva automatizzazione dei voli aerei, attualmente quasi completamente gestiti da computer.

D’altra parte è evidente che rinunciare alla tecnologia sarebbe ancora più pericoloso e che a dover essere ripensate debbano essere soprattutto le tecniche di addestramento.

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