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Infernet, film a sfondo sociale: intervista al produttore Michele Calì

Le riprese di Infernet, film a sfondo sociale sull’uso distorto e la dipendenza da Internet, inizieranno a marzo 2015, come annunciato durante la sua presentazione alla 71. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. UrbanPost ha intervistato il produttore di Infernet, Michele Calì. (UrbanPost ha intervistato anche Roberto Farnesi, attore di Infernet.)

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Com’è nata l’idea di produzione a sfondo sociale?

Il primo film a sfondo sociale è nato con la tematica della donazioni degli organi, cercando di favorirne la cultura verso le persone che ancora non ne sono ancora a conoscenza, “Il cielo può attendere”. Poi siamo andati avanti.

Come si è giunti fino ad Infernet

Avendo ricevuto un ottimo consenso dal pubblico, ho pensato di proseguire il percorso del cinema a sfondo sociale. Il secondo film, “I giorni perduti”, ha avuto come messaggio principale quello di prevenzione dell’alcol, infatti viene proiettato in molti circoli di alcolisti anonimi. Il finale è sempre positivo. Il terzo film, “Prima della felicità”, sulla salute mentale, cerca di mostrare la possibilità del reinserimento di alcune persone all’interno della società. Il quarto film, “Un angelo all’inferno” (Giannini, Farnesi, Word), racconta la storia di una figlia abbandonata a se stessa, che si immerge nel tunnel della droga. Volevo fare un film sul gioco d’azzardo, ma poi ho pensato che fosse prima di tutto compito dello Stato, visto che ci guadagna direttamente, è una lotta di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Quindi ho pensato al mondo di Internet.

Quale processo creativo e quali messaggi da veicolare sono alla base del film? Che cosa vuol dire ai giovani con Infernet?

L’uso distorto di Internet, che genera inferno, è il tema portante di tutto il film. Ci sono messaggi legati al dramma che generano il video poker o la prostituzione giovanile online, ad esempio. Purtroppo i ragazzini filmano tutto ciò che vedono e lo pubblicano in rete. Un messaggio spassionato: sfogliate le figurine Panini, giocate a pallone, con i tappi, come facevo io! Uscite, dialogate, trovatevi, invece di stare chiusi in casa.

Che rapporto ha Lei con la rete e le moderne tecnologie?

Non ho né Facebook né altri Social Network, uso Whatsapp, perché è comodo e veloce, ma spesso non rispondo subito nemmeno lì. A me piace il confronto diretto. Ciò che manca e che ci porta alla rovina è che non esiste più il dialogo. Ho visto ragazzi chattare a due metri di distanza; ormai è una droga quella del telefonino.

Che cosa potrebbe essere Paradisonet?

Potrebbe essere: cerchiamo di tornare alla normalità. Una vita senza telefonino non riesco ad immaginarla, ma si può cercare di non esserne schiavi. Anche quando si è fuori, mentre si dialoga con qualcuno, c’è il controllo costante del telefonino. Toglie le basi di un’esistenza sana, era bella la lettera con il francobollo, ora c’è la mail. Fa parte dell’evoluzione, certo, ma l’uso distorto è stato riconosciuto come una dipendenza. In Giappone ci sono alcuni ragazzi che si rifiutano di uscire di casa, perché da lì, grazie al telefonino e ad Internet sono convinti di poter fare tutto e di non aver bisogno di uscire.

Quale sarà il prossimo film del ciclo? Se può anticiparcelo

“Ti sei inventato un filone di disgrazie, che è inesauribile”, mi ha detto un amico. Credo che il prossimo tema sia sulla Terza età, perché potrebbe avere una buona attenzione, visto che ci sono tante persone anziane che soffrono di emarginazione. Un altro tema che mi piacerebbe trattare è questo dell’alimentazione. Pensi che Lino Banfi, interessato ai miei film a sfondo sociale, farà la parte di un nonno in Infernet. Banfi in questo contesto trasmette già molto.

Quindi, gli attori già confermati per Infernet, chi sono?

Giancarlo Giannini, Roberto Farnesi, Katia Ricciarelli, Lino Banfi, Massimo Occese e gli altri strada facendo vedremo, questi sono i certi.

Grazie.

Intervista a cura di Isotta Esposito

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