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Infibulazione, Siria: decreto falso o vero, il testo del Califfo desta sospetti

La notizia dell’infibulazione obbligatoria nei confronti di tutte le donne appartenenti al mondo islamico, ha creato scalpore ed è stata diffusa con sdegno ed enorme rammarico in tutto il mondo, principalmente dal pubblico femminile, solidale nei confronti di altre donne. Il meccanismo di supporto sociale che si è creato, sociale sia nei confronti della società, che giocando sul termine di Social Network (canali che hanno diffuso in maniera virale la notizia), ha incoraggiato la ricerca sulla verità di tale decreto.

decreto falso infibulazione

Il Califfo Abu Bakr al Baghdadi, autoproclamato Califfo (e già l’autoproclamazione va presa in seria considerazione per giungere alla verità), ha scritto un decreto nei confronti dell’infibulazione femminile, che pare un falso redatto. Perché? In primo luogo, la pratica dell’infibulazione non appartiene al mondo islamico, più volte è stata smentita da dalle autorità religiose dei Paesi musulmani, quindi un errore in partenza va segnalato. In secondo luogo, la data ed il timbro con cui è stato legittimato il decreto sono ambigue, oltre alle fonti citate per legittimare il puro senso islamico.

Un altro segnale su cui interrogarsi, che desta sospetti, è la mancanza di precisione nella composizione del nome del Califfo. Per tradizione, un decreto firmato da un Califfo, necessita del suo nome completo: nome di origine, patronimico, appartenenza tribale. Questi tre elementi sono assenti, presente, invece è Abu Bakr al Baghdadi, che viene citato nel decreto come “nostro signore principe dei credenti“, anche se dai dati rinvenuti, è diventato autonomamente Califfo solamente tre settimane fa.

Dall’Egitto arrivano segnali molto contraddittori, che cercano di contrastare la fattibilità e la veridicità del decreto. Nonostante il fenomeno dell’infibulazione sia stato grave e generazionale, colpendo donne di tutte le età senza mezze misure, al momento sta diminuendo ed il Consiglio Nazionale per le donne sta lottando perché cessi d’esistere. L’Egitto, quindi, resta perplesso sulla possibile attuazione di tale decreto.

Secondo l’Onu sono 125 milioni le donne e bambine viventi che hanno subito mutilazioni genitali nei 29 Paesi dell’Africa e del Medio Oriente; le Nazioni Unite avvisano che se questa pratica dovesse continuare e se questo presunto decreto dovesse venire preso alla lettera senza riportare a galla tutte le fonti per una visione più limpida e pura, 86 milioni di bambine rischierebbero l’infibulazione da oggi al 2030.

 

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