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Influenza novembre dicembre 2016: sintomi, rimedi e come riconoscere il virus

L’influenza 2016/2017 ha già cominciato a diffondersi e nel periodo fra ottobre e novembre ha già registrato più di centomila contagi, secondo i dati raccolti da Influnet. Secondo gli esperti, il dato è destinato a crescere e potrebbe toccare quota 6 milioni di ammalati entro i prossimi due mesi, in quanto più aggressiva degli anni precedenti. Il picco del virus, infatti, è previsto fra gennaio e febbraio, mentre le categorie più a rischio sono, come sempre, anziano over 65 e bambini.

La campagna per la vaccinazione è già cominciata e sono disponibili diversi vaccini distribuiti in base a caratteristiche ed età dell’ammalato. Per ciò che concerne la sintomatologia, come negli anni precedenti sarà possibile accusare: malessere, febbre, spossatezza, tosse, mal di testa, dolori articolari e muscolari, raffreddore e mal di gola. Ci sono casi nei quali l’influenza potrebbe manifestarsi come intestinale, i sintomi specifici includeranno vomito, diarrea e nausea. Bisogna evitare le cure caserecce, evitare gli sbalzi di temperatura e, soprattutto, seguire una corretta alimentazione: bere molti liquidi caldi, consumare molta frutta come banane e mirtilli, e verdura come carote e peperoni.

Quest’anno i virus incriminati sono tre: A/California/7/2009, A/Hong Kong/4801/2014 e B/Brisbane/60/2008. Secondo gli ultimi dati, i virus responsabili dei contagi di questi mesi appartengono a ceppi simili a quelli elencati, i sintomi, infatti, sono più leggeri, mentre il picco è previsto tra gennaio e febbraio. Infine, potrebbe essere utile sapere che, secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università della California e dell’Università dell’Arizona, tra l’anno di nascita e il tipo di virus dal quale si può essere contagiati esisterebbe un legame: chi è nato prima del 1968 potrebbe risultare immune al ceppo H5N1, mentre chi è nato dopo tale data sarebbe immune al ceppo H7N9. Questa resistenza sarebbe dovuta al fatto che durante la tenera età il virus potrebbe già essere stato contratto, rendendo quindi l’organismo resistente al contagio in età adulta.

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