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Influenza: vaccinazione, novembre e dicembre i mesi giusti

L’influenza è alle porte ed è l’ora della vaccinazione, sono stati già isolati i primi casi di sindrome influenzale a Bari e a Parma. In diverse regioni sono già disponibili le dosi per la vaccinazione e fino alla fine dell’anno, dietro consiglio del proprio medico curante, sarà possibile vaccinarsi. L’influenza è provocata da virus, in genere diversi da anno in anno, che infettano le vie aeree, provocando febbre, tosse, mal di gola, dolori muscolari e delle articolazioni, cefalee, disappetenza e malessere generale. A volte ad essere attaccato è l’apparato gastrointestinale con conseguente attacchi di nausea, vomito e diarrea.

Il contagio da un soggetto all’altro avviene principalmente per via aerea con starnuti e tosse. Il vaccino rappresenta la migliore misura di prevenzione, naturalmente è opportuna una buona igiene delle mani ed è meglio evitare i luoghi affollati e non toccarsi, la bocca, gli occhi e il naso, con le mani non lavate. Un’altra accortezza consiste nel coprirsi sempre la bocca con un fazzoletto quando si tossisce o si starnutisce e buttare sempre quello utilizzato. In genere si è contagiosi già nel periodo di incubazione, prima ancora che si manifestino i sintomi e fino ad un periodo di 3-7 giorni dopo l’inizio della malattia e per i bambini anche di più.

Per questa stagione di vaccinazione in Italia è in commercio un vaccino quadrivalente per gli adulti e per i bambini dai tre anni di età, che contrasta un virus influenzale di tipo A e due di tipo B. Il periodo migliore per vaccinarsi sono i mesi di novembre e dicembre, poiché il picco è atteso per gennaio e febbraio. La vaccinazione si può eseguire presso il medico di famiglia o dal pediatra, negli ambulatori e presso i medici del lavoro. La protezione inizia dopo due settimane dalla puntura e perdura per circa sei mesi. In Italia c’è un piano nazionale di prevenzione che consente la copertura del 75% delle persone appartenenti a gruppi fragili. Il vaccino è gratuito per i soggetti considerati a rischio:
-le persone con più di 65 anni
-chi è affetto da patologie croniche dai sei mesi in su
-le donne che all’inizio della stagione epidemica sono entro il primo trimestre di gestazione
-i ricoverarti per una lunga degenza
-il personale delle strutture ospedaliere, delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco                                                                                   -soggetti che vivono in contatto con persone ad alto rischio                                                                                                                                                 -soggetti a contatto per motivi di lavoro con animali da cui potrebbero contagiar virus influenzali non umani

Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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