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Iniziati i test sui pacemaker più piccoli al mondo

Avevamo già, in un precedente articolo, parlato della invenzione del più piccolo pacemaker senza elettrodi da iniettare direttamente nel cuore. Oggi quella invenzione è già un prodotto frutto di concorrenza.

pacemaker nanostim

Ad affiancarsi, infatti, alla Nanostim, l’azienda produttrice del pacemaker in questione, senza fili e lungo solo 4 centimetri, ora c’è la Medtronic, che ha tirato fuori dai propri laboratori un analogo dispositivo lungo quasi la metà (circa 2,4 centimetri) e con un volume di 0,75 centimetri cubici: la grandezza di una caramella.

A poche settimane dai primi test condotti dalla nota azienda californiana, la sua concorrente Medtronic ha impiantato questo minuscolo stimolatore cardiaco, di ben un decimo in meno rispetto ai tradizionali pacemaker. La notizia è stata pubblicata sulla rivista Mit Technology Review che descrive il funzionamento di entrambi i dispositivi delle due aziende concorrenti. Fondamentale è il fatto che per la loro applicazione non è richiesta una vera e propria operazione chirurgica ma un mini intervento che permette di iniettare il dispositivo nel cuore attraverso un catetere collegato ai vasi sanguigni più grandi.

L’uso degli elettrodi è stato sostituito con delle apposite antenne che, toccando le pareti del cuore, ne trasmettono gli stimoli elettrici. Questa tecnologia, associata con batterie più efficienti, permette al dispositivo di essere molto più affidabile dei vecchi pacemaker e di durare tranquillamente fino a 10 anni di vita, come ci tiene a ribadire Clemens Steinwender, cardiologo presso il Linz General Hospital, dove ha eseguito il primo impianto del nuovo dispositivo: “La combinazione di questa tecnologia con la procedura via catetere può essere di grande beneficio per i pazienti. Si riducono le complicazioni legate agli elettrodi e diminuiscono i tempi di recupero dopo l’impianto”.

pacemaker medtronic(3)

I micro-pacemaker, tuttavia, presentano un limite: poiché vengono collocati dentro una singola camera cardiaca sono in grado di stimolare solo quell’area e non tutto il cuore contemporaneamente, come accade con i tradizionali pacemaker. Di conseguenza il loro utilizzo è limitato solo a patologie meno serie del ritmo cardiaco. Si parla, comunque, di oltre 10 mila casi di questo genere. Quindi, i mini pacemaker troverebbero una più che ampia “utenza”.

Ma la mini tecnologia non si ferma solo a questi dispositivi. In sperimentazione ci sono anche i micro-monitor in grado di registrare la funzionalità cardiaca che potranno essere iniettati nel cuore e inviare in wireless i dati ad uno smartphone o un dispositivo analogo. Presto questi dispositivi potrebbero mandare in pensione quelli attuali, poco pratici e antiestetici collegati tramite cavi e cavetti.

Nato lo stesso anno in cui l'uomo sbarcò sulla Luna, l'autore ha intrapreso, all'inizio della propria adolescenza, gli studi scientifici, conseguendone la maturità verso la fine degli anni '80. Da oltre 20 anni ha incominciato a lavorare nel campo dell'ICT, senza trascurare il proprio impegno in diverse attività sociali (in Croce Rossa, presso la Mensa don Tonino Bello e come educatore in Azione Cattolica).

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