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Insegnanti di sostegno, i dati allarmanti dell’ISTAT: il 36% non è in possesso della qualifica specializzata

Sono allarmanti i dati trasmessi dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) in tema di sostegno scolastico: secondo l’indagine sull’Inserimento degli alunni con sostegno nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, pare che il 36% degli insegnanti di sostegno sia sprovvisto di un titolo specializzante, pregiudicando la qualità del supporto e dell’apprendimento dell’alunno. Gli insegnanti di sostegno sono insufficienti – secondo la relazione ISTAT – per il numero di domande presentate da genitori di alunni che necessitano di un affiancamento costante. In questo modo si pregiudica uno dei diritti costituzionalmente garantiti, quello allo studio e sono sempre più urgenti misure idonee ad arginare il disequilibrio che si è creato tra il numero di alunni con sostegno e quello degli insegnanti qualificati a fornirne. La scuola italiana avrebbe gli strumenti utili per far progredire l’istruzione e abbattere le barriere dell’apprendimento ma mancano i vettori che ne concretizzino l’utilizzo.

istat, gli insegnanti di sostegno senza specializzazione

Insegnanti di sostegno non qualificati: i problemi di un supporto “improvvisato”

Nel sistema scolastico italiano, la principale figura professionale a supporto della didattica è l’insegnante per il sostegno. Il ruolo ricoperto da questa figura professionale, nel percorso formativo dell’alunno, è fondamentale e consiste nel promuovere e favorire il processo d’inclusione scolastica, realizzando interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni. I dati ISTAT, tuttavia, evidenziano una drammatica carenza di organico specializzato da destinare al sostegno e a rimetterci è ancora una volta il diritto all’istruzione. La responsabilità sarebbe da attribuire al Miur che attinge dalle liste curriculari (ovvero dalle liste degli insegnanti destinati all’intero gruppo classe) per assegnare gli insegnanti di sostegno, con la conseguenza che il personale a supporto risulta non abbastanza qualificato. Il problema è tutt’altro che marginale e assume varie sfaccettature che, alla fine, inficiano pesantemente sulla qualità dell’istruzione italiana. Una scuola senza insegnanti specializzati non valorizza al massimo quegli strumenti ideati e messi a disposizione, per garantire, a tutti indistintamente, un diritto allo studio paritario, senza discriminazioni, come scritto nero su bianco nella Costituzione.

Uno spunto di riflessione a partire dai dati ISTAT: pare che nell’anno scolastico 2017/2018, il numero degli insegnanti per il sostegno nelle scuole italiane si sia aggirato a 156 mila unità (dati Miur). A livello nazionale il rapporto alunno-insegnante per il sostegno è quindi migliore di quello previsto dalla Legge 244/2007 (due alunni ogni insegnante per il sostegno) raggiungendo un un valore pari ad 1,5 insegnanti per il sostegno per alunno. Tuttavia, se da un lato il rapporto alunno-insegnante previsto per legge risulta pienamente soddisfatto su quasi tutto il territorio nazionale, dall’altro, a causa della carenza di insegnanti specializzati, si riscontra una grossa quota di insegnati per il sostegno selezionata dalle liste curriculari (36%). Questo fenomeno è più frequente nelle regioni del Nord dove la quota sale al 49% mentre si riduce considerevolmente nel Mezzogiorno scendendo al 21%.

La tecnologia informatica: un “facilitatore” poco utilizzato

L’assenza di insegnanti di sostegno qualificati si riflette pesantemente sull’efficacia degli strumenti messi a disposizione per arginare i problemi di disabilità patiti da un numero sempre più esteso di alunni che necessitano di un sostegno formativo. Negli ultimi 10 anni, infatti, gli alunni con sostegno che frequentano la scuola primaria e secondaria di primo grado sono vertiginosamente aumentati registrando una crescita del 27% rispetto al 2008. Il problema più frequente è la disabilità intellettiva, che riguarda il 46% di questi studenti, seguono i disturbi dello sviluppo e quelli del linguaggio che li riguardano rispettivamente nel 25% e nel 22% dei casi (dati ISTAT). Gli strumenti per affievolire la barriera d’apprendimento e, quindi, di inclusione sociale, che comporta la disabilità esistono ma non vengono utilizzati. Come rileva lo stesso Istituto nazionale di statistica, la tecnologia informatica (pc, tablet, robot) può fungere da “facilitatore” nel processo d’inclusione scolastica e dell’apprendimento, ma occorre saperla utilizzare al meglio: a tale scopo risulta fondamentale la formazione degli insegnanti in tecnologie educative. Per l’anno scolastico 2017/2018, invece, nel 13% delle scuole italiane nessun insegnante per il sostegno ha frequentato un corso specifico, nel 61% delle scuole soltanto alcuni, mentre nei restanti casi (26%) tutti gli insegnanti hanno frequentato almeno un corso. Tanti problemi, insomma e poche effettive soluzioni; occorrerebbe veramente fare perno sull’istruzione per far progredire il nostro Paese, ma i dati sono allarmanti e le speranze tendono ad affievolirsi.

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