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Internazionale 2014, Ferrara: il reportage di UrbanPost sul festival che aiuta a scegliere

Il Festival dell’Internazionale è tornato a riempire la città di Ferrara di idee in fermento: anche quest’anno le piazze e gli spazi della città estense sono state invase da una folla (di studenti, ma non solo) desiderosa di conoscere quel volto inedito dell’attualità che spesso non emerge dai media ma su cui è doveroso far luce.

Festival Internazionale Ferrara 2014

Oggi è la giornata conclusiva del festival, ma nulla fa presagire che tra poche ore si spegneranno i riflettori. Alle 11 lo spazio del Ridotto del Teatro Comunale è già gremito, anche se l’incontro che il pubblico ha scelto non verte su tematiche “appealing”: non si parlerà dei grandi conflitti al centro dell’attenzione mediatica di questi mesi, né sono attesi volti particolarmente noti del mondo della cultura o del giornalismo. Eppure sono tanti i ragazzi che hanno deciso di partecipare per sapere qualcosa di più sugli aiuti umanitari e sulle difficoltà che gli operatori incontrano nei contesti rischiosi in cui si trovano a vivere e ad agire quotidianamente.

Festival Internazionale 2014

A far luce su queste tematiche sono stati chiamati Michiel Hofman, operatore di Medici Senza Frontiere e Simon Levine, ricercatore presso l’Humanitarian policy group dell’Overseas development institute di Londra. E’ il primo a cominciare a parlare, con umiltà e chiarezza, della sua personale esperienza consumata “sul campo” sfatando un mito che attornia queste tematiche: e cioè che il problema principale che le organizzazioni umanitarie si trovano ad affrontare non è la scarsità di fondi. È vero che le agenzie competono per accedere a più fondi possibili e ritagliarsi, per così dire, una loro “fetta di mercato”. Ma le tensioni che queste organizzazioni si trovano a vivere sono insite perlopiù nell’evoluzione del loro stessa natura: e cioè sul fatto che non godono più della stessa libertà di azione di cui beneficiavano negli anni Ottanta, quando potevano agire a prescindere dall’approvazione del governo. Quando si riusciva ad arrivare e portare aiuto facilmente dove si voleva (uno dei relatori cita il mito del medico “che può arrivare ovunque”). La verità è che al momento l’azione umanitaria deve costantemente confrontarsi con forze politiche, che possono approvare o meno l’arrivo di determinati aiuti: un esempio per tutti è la Siria, il cui governo è entrato apertamente in contrasto con gli operatori umanitari. A questa criticità se ne aggiunge un’altra di portata non trascurabile: è meglio soccorrere la popolazione, oppure dotarla dei mezzi che le consentiranno di tornare a reggersi sulle proprie gambe? È meglio rispondere all’emergenza con il soccorso o favorire lo sviluppo di infrastrutture? Pare che l’azione umanitaria stia abbracciando questo secondo orientamento, sempre più votato al peacebuilding, ma sempre più sguarnito di mezzi e competenze idonei per accorrere in aiuto alle fasce più deboli della popolazione.

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Di capacità di scegliere si torna a parlare nell’incontro sull’educazione al consumo critico, che alle 14 ha riempito gli spazi del Mercato coperto. A parlarne ci sono il giornalista statunitense Tom Mueller e il francese Gilles Luneau, affiancati dalla moderatrice Cinzia Scaffidi di Slow Food e la partecipazione di Paolo Bruni del Centro Servizi Ortofrutticoli. Anche in questa occasione sono tanti i quesiti “messi sul piatto”: da dove bisogna ripartire per costruire la nostra cultura alimentare? Quali sono le strategie da mettere in atto per “tirar fuori la verità” dai nostri alimenti? Come districarsi tra le tonnellate di informazioni (e dis-informazioni) che circolano su ciò che è buono e genuino e ciò che potrebbe non esserlo? La strada per così dire “idealista” chiama il consumatore a fare la prima mossa, invitandolo a sconfiggere la pigrizia e ad avvicinarsi a voci “fuori dal coro”. Esiste però una seconda strategia rivolta al mondo dell’industria, che anziché spendere il denaro per omologare i prodotti dovrebbe provare a differenziarli attraverso un sistema di etichettatura più preciso e narrativo. Quello che è certo è che per mangiar bene e sano bisogna spendere, e questo male si abbina con le difficoltà economiche con cui il popolo italiano sempre più spesso è costretto a fare i conti.

Festival Internazionale 2014

Ma, “siccome non si può tornare a casa depressi”, Paolo Bruni riporta alcuni dati che parlano dell’eccellenza e della sicurezza italiana: uno per tutti, il fatto che solo lo 0,2% dei nostri prodotti alimentari non rispetta i parametri chimici stabiliti, contro un 7% del mondo extraeuropeo che li infrange.

Per far (ri)scoprire al pubblico il sapore autentico del cibo, il team di Slow Food propone un assaggio finale, dove la scommessa è quella di affinare il palato recuperando l’imprinting del gusto assopito da anni di disamore. E arrivare infine a comprendere che dietro a un cubetto di mortadella e un pezzetto di pane ferrarese si nasconde molto di più di un sapore: c’è tutta una terra e un vissuto.

Slow Food a Internazionale festival 2014

Written by Corinna Garuffi

Trentun anni, laureata in Scienze della Comunicazione, lavora da anni nel sociale. Da sempre alla ricerca di notizie inerenti al mondo del volontariato e alle opportunità offerte dell’Unione Europea, è anche appassionata di fotografia, arte e cucina. Indossa per la prima volta le vesti di blogger.

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