in ,

Interruption di Yorgos Zois recensione, Venezia 72

Interruption, film di Yorgos Zois in concorso alla 72. Mostra del Cinema di Venezia per la sezione Orizzonti come opera prima, con Alexandros Vardaxoglou, Maria Kallimani, Alexia Kaltsiki, Christos Stergioglou, avverte esuberante da subito che la vita imita l’arte e non viceversa. Il teatro e il pubblico fanno l’amore e si ammazzano, come un dualismo che deve esistere per forza, che avverte la presenza di una pistola puntata alla tempia e decide di proseguire nel suo percorso così, e per sempre.

Un teatro ad Atene, una compagnia che porta molti spettatori in sala, si apre il sipario, un cubo di vetro, un invito-obbligo a salire sul palco, per non-essere pubblico, ma performer, in quella scena che diventa l’incubo di chi si presta ad attore. A Mosca, nel Teatro Dubrovka, il 23 ottobre del 2002 cinquanta uomini armati presero in ostaggio 850 spettatori, all’inizio il pubblico pensava che fosse uno scambio di ruoli, ma poi si trasformò in un episodio storico di strage e terrore. Interruption rievoca senza ombra di dubbio quella giornata, e ne va oltre.

Il lato più crudele del film non è dato dagli attori che obbligano ad essere attivi o finiscono per ammazzarsi davvero per testimoniare la vita e il mito, quello di Oreste, nel migliore dei modi seguendo la vocazione per il naturale, l’atrocità arriva dal pubblico: gli spettatori stanno incollati alla poltrona se il sangue continua, chiedono di vedere la morte dell’altro e si alzano con tiepidi applausi se il finale non è assurdo. In questa interruzione, forse, Godot sarebbe apparso

11 minut, mostra del cinema di venezia, trama film, Jerzy Skolimowski

Mostra del Cinema di Venezia 2015: “11 Minut”, la trama del film di Jerzy Skolimowski

grande fratello 14 ultime news

Grande Fratello 14: Alessia Marcuzzi svela indiscrezioni su Instagram