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Intervista a Andrea Valentinetti, chef di Radici Terra e Gusto a Padova

Nel cuore di Padova, all’interno di una Villa Liberty del 1900, il 19 Agosto 2017 lo chef Andrea Valentinetti, classe 1985, insieme alla sorella Beatrice ha aperto Radici Terra e Gusto.
In una villa storica, nello spazio occupato da una nota pellicceria della città, Radici è un ritorno alle origini, alle “radici”, alla terra e al gusto! La cucina del giovane chef Andrea Valentinetti è una “cucina di identità, di territorio, di sostanza”…

Chef, quale è la sua storia?
«Nasco a Padova nel 1985 e sin da bambino sono attratto dalla cucina.  Dopo una prima formazione presso l’istituto alberghiero di Abano Terme e una serie di corsi di specializzazione in ambito gastronomico, a 18 anni parto per la terra d’origine dei miei nonni materni, l’isola di Ponza. Qui vivo la mia prima esperienza lavorativa in un locale stellato, il ristorante Acqua Pazza di Gino Pesce. Il periodo è breve ma gli insegnamenti ricavati sono tanti e preziosi.
Nel 2004 ritorno a Padova dove lavoro in diverse cucine del territorio, da quelle più modeste ad altre più riconosciute.
Dopo aver maturato esperienze sia come cuoco che come pasticcere, uno dei momenti più significativi per la mia formazione arriva nel 2006 quando divento capo partita del ristorante Le Calandre presso La Montecchia della famiglia Alajmo. Una scuola che mi forma come chef e come persona. Successivamente, nel 2008, mi sposta a Milano presso la pasticceria di alto livello PECK per poi iniziare una stretta collaborazione con Denis Dianin presso la D/G Patisserie di Selvazzano Dentro, Padova. Nel 2014 vinco il premio per miglior aperitivo del Gambero Rosso. Oggi sono alla guida di Radici, il ristorante aperto con mia sorella Beatrice ad Agosto 2017».

Quale è la sua idea di cucina?
«Una cucina di identità di territorio di sostanza, dove pero la fantasia, la tecnica, l’evoluzione possono e devono essere presenti».

C’è un piatto a cui è legato?
«’Gallina rape e rape’, il piatto che rappresenta Padova, la città, il mio ristorante e un idea di piatto povero ma reso eccelso. Da tutti ingredienti del territorio rivisitasti».

Ha un ristorante preferito in città?
«Il mio ristorante preferito in città è il Boccadoro».

Ha uno chef d’ispirazione?
«Sono più di uno. Direi Massimiliano Alajmo e Moreno Cedroni nel salato, nel dolce invece Leonardo di Carlo».

Cosa pensa della ristorazione italiana?
«La ristorazione italiana dovrebbe essere più concreta; alle volte si pensa troppo al contorno e poco al nocciolo. Dobbiamo ricordarci che le aziende, quindi i nostri ristoranti, devono avere delle basi e devono, soprattutto, poter stare in piedi…».

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