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Intervista a Cinzia Ferro, tra le migliori donne barman d’Italia

E’ una delle migliori donne barman d’Italia. E’ vulcanica, dinamica, smart. Esplosione di dolcezza ed allegria. E’ Cinzia Ferro, 46 anni, originaria di Varese e da anni residente a Verbania, sul Lago Maggiore. Insieme al compagno Stefano è proprietaria di Estremadura, un art cocktail bar con oltre 400 proposte di cocktail e l’Antica Osteria Monte Rosso, una delle più antiche osterie di Verbania. La sua è la storia di un amore per l’arte della miscelazione.

Chi è Cinzia Ferro?
«Cinzia è una “ragazzina “ di quasi 46 anni. Vivace, passionale e curiosa che ama stare tra la gente confrontarsi e…tentare di crescere».

Quando e come è nata la sua passione per la miscelazione?
«A 19 anni per la mia grande voglia di indipendenza economica, oltre a fare qualche lavoretto diurno, cominciai a lavorare in un locale la sera. Prima come cameriera e poi dietro al bancone. Da allora Il banco del bar diventa il mio mondo! Iniziai a studiare, a documentarmi e a sperimentare…
Ho elaborato negli anni una mia tecnica unita alla mia vivace curiosità e fantasia. Le mie esperienze sono state molteplici fino alla gestione di Estremadura Cafè che è diventato mio e del mio compagno nel 2002. Oggi collaboro con importanti aziende nazionali e per alcune di loro ho il ruolo di Brand Ambassador».

C’è un drink a cui è legata?
«Diversi… Potrei dire “E raccontò come amare Nanà”, è stato il cocktail vincitore della prima edizione di Lady Amarena, una competition internazionale (by Fabbri 1905) tutta al femminile. E’ un cocktail dedicato alla storia d’amore dei miei bisnonni (il bisnonno regalò una collana di amarene alla sua amata e così il drink fu presentato accompagnato da una parure collana/orecchini di vere amarene). Il drink è realizzato con sciroppo di amarena, Bitter rosso, Vermouth amaro rosso, Strega liquore, Vodka italiana, Spuma nera, foflie di basilico e velluto all’amarena. Ho anche un altro cocktail a cui sono legata. E’ “Svetta”, drink vincitore di “Miscelatore record nazionale futurista” del 2016 (by Cocchi). Un cocktail d’ispirazione futurista realizzato con sciroppo menta glaciale, Amaro Tassoni, Alpestre, Americano Cocchi e Cedrata».

Quali sono, secondo i lei, i trend di questo settore?
«In questo momento, nelle nuove creazioni del mondo della mixology, noto un abbandono delle presentazioni molto scenografiche, mi riferisco soprattutto alle guarnizioni quindi drink dall’aspetto più essenziale. Per quanto riguarda gli ingredienti vi è un ritorno al passato rientrano in scena alla grande i vermouth, i bitter, liquori amari ed i distillati come la grappa e di questo sono molto felice poiché li ho sempre miscelati, non solo nei cocktail classici, anche nelle mie ricette. Prodotti nazionali che ci hanno fatto conoscere in tutto il mondo che forse negli ultimi anni non avevamo valorizzato a dovere.
Tornano in voga antiche ricette degli anni ’20, short drink intensi e decisi, o degli anni ’30 e ‘40 come i colorati tiki d’ispirazione polinesiana.
Vi è comunque grande attenzione ai “low alcol” e per i sempre maggiori controlli stradali e, giustamente, per limitare i consumi e le dipendenze (prevenzione) il famoso bere consapevole che ogni bartender dovrebbe sponsorizzare».

Food e cocktail o meglio solo cocktail?
«Beh! Nonostante io pensi che il cocktail ed il suo mondo abbiano un fascino tutto loro e che devono colpire per questo, trovo molto affascinante anche il far incontrare e sposare perfettamente un drink ad un piatto. Il famoso Food Pairing. Per me è diventato un gioco sorprendentemente stimolante. Oltre a sperimentare nel mio ristorante, ho avuto la fortuna di collaborare con famosi chef di cucina e devo dire che le soddisfazioni non sono mancate!!! Un buon piatto accompagnato a dovere da un cocktail, che ne esalti o equilibri i sapor, può diventare un esperienza “mistica e sensuale”…».

Quale è il suo cocktail bar preferito in Piemonte?
«L’Estremadura Cafe, ovviamente! Non ne ho uno preferito ma quando (raramente) posso vado a trovare amici da cui bevo sicuramente bene: lo Speakeasy da Fabio ad Arona, lo Smile Tree a Torino e sempre nella città torinese anche Piano35».

Con quali aggettivi si definirebbe?
«Mi reputo creativa, passionale, curiosa, propositiva, simpatica (a volte), caparbia, stravagante, eclettica ma anche nostalgica e sognatrice».

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