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Intervista a Luigi Coppola, volto nuovo della ristorazione cilentana

Nel cuore del Cilento, a Paestum, all’interno di un luogo ricco di fascino e suggestione, Tenuta Duca Marigliano Boutique Hotel si trova un ristorante dove si compie la straordinaria “esperienza del viaggio nel tempo antico attraverso i sapori”. E’ Casa Coloni, ristorante gastronomico guidato dallo chef cilentano, Luigi Coppola. Originario proprio dell’antica Poseidonia, lo chef Coppola si racconta in piatti che sono un vero e proprio inno al territorio. Luigi Coppola è uno dei nuovi volti della ristorazione cilentana. Una ristorazione di qualità che valorizza le eccellenze locali in un perfetto equilibrio tra tradizione e sperimentazione.

“La mia filosofia di cucina a Casa Coloni si concentra molto sulla ricerca costante. Ricerca intesa non solo nella tecnica ma soprattutto nei prodotti e in una materia prima di alta qualità che racconta il territorio in cui ci troviamo, le nostre tradizioni e la nostra cultura gastronomica”.

Chef Luigi Coppola

Chef Coppola, quale è la filosofia di Casa Coloni Ristorante?
«Al centro della nostra filosofia c’è il cliente.Il nostro obiettivo è quello di far sentire il cliente come se fosse a casa sua, sorprenderlo senza creare imbarazzo con una cucina d’impatto ma rassicurante sfruttando a pieno tutto ciò che Casa Coloni ci mette a disposizione.
Tenuta Duca Marigliano Boutique Hotel e quindi il ristorante sono immersi in bellissimo giardino con orto ed agrumeto. Utilizziamo le nostre verdure, le nostre erbe aromatiche e i nostri frutti. Abbiamo anche un forno a legna dove ogni giorno sforniamo il pane».

Quanto è importante il territorio nei tuoi piatti?
«Nei miei piatti c’è molto territorio; il territorio occupa un ruolo importantissimo, potrei definirlo come la scintilla che genera la buona riuscita di un piatto. Non dobbiamo mai dimenticare le eccellenze della nostra terra!»

Hai dei piatti icona?
«Piatti icona in particolare no, posso sicuramente dire che ciò che genera estro nella mia mente sono principalmente gli aperitivi e gli antipasti. Per me sono importanti perché attraverso questi piatti diamo un caldo benvenuto agli ospiti».

Tradizione o innovazione? O entrambe?
«L’ideale secondo me è tradizione con sperimentazione; tutto nasce da una base, un ricordo, un profumo lontano, quindi tradizione, ma quella tradizione va aggiustata, modificata, alleggerita ed esaltata. Quindi il mio ideale di cucina è mettere insieme tradizione e sperimentazione. Collegandomi a questo argomento mi viene spontaneo dire che è veramente molto importante dare risalto al territorio con le giuste contaminazioni dal mondo. Dico giuste perché ci vuole sempre uno studio: prove degli assaggi per capire se la contaminazione scelta è vincente».

Chef ha un ingrediente che le ricorda la sua infanzia?
«Si, c’è un ingrediente in particolare che mi ricorda la mia infanzia. Figura spesso nei miei piatti in mille modi diversi, addirittura lo utilizzo nei dessert. E’ il pomodoro! “Pane e Pomodoro” era la mia merenda preferita nel periodo estivo. Ritorno bambino al solo pensiero. Oggi nei miei piatti, nelle mie creazioni cerco sempre di inserire il pomodoro. E’ essenziale, non ne posso fare a meno».

Cosa pensa della ristorazione campana?
«La ristorazione campana credo che possa vantarsi di realtà e nomi d’eccellenza che noi giovani possiamo solo che ammirare ed emulare».

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