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Intervista a Salvatore Amura, giovane rettore dello Ied di Como: pare di non essere in Italia

Verrebbe facile fare una battuta dal retrogusto assai provinciale, ovvero “Sarà perché siamo vicini alla Svizzera“. Lo Ied di Como, conosciuto anche come la storica Accademia di Belle Arti Aldo Galli fondata dall’omonimo artista e dal Dott. Domenico Discacciati nel 1976, è una realtà assolutamente atipica nell’orizzonte stantio e logoro nel panorama accademico italico. Certe volte i giornalisti vengono accusati, sicuramente non sempre a torto, di raccontare soltanto le miserie e le macerie del Paese ma non sempre si incontrano realtà tanto controcorrente e coraggiose, Urbanpost è ben felice di raccontarvi dell’esistenza di questo ateneo italico.

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Il giardino dell’Accademia è scapigliato, rigoglioso, prepotente e, soprattutto, selvatico: perfetto per mettere a proprio agio gli studenti universitari che si mettono al sole tra una lezione e l’altra. Ed è proprio questo ossimoro affascinante che noto immediatamente: l’Accademia Galli di Como è raccolta, immersa nel verde, pare una dimensione quasi familiare ma la composizione degli studenti stranieri che la frequentano è altissima; una realtà di profilo internazionale dove, però, tutti si conoscono per nome. Mi riceve il professor Silvio Curti Docente di Tecniche Multimediali, e finché la presentazione non entra nel vivo, non avevo lontanamente valutato l’ipotesi che si trattasse di un Professore Universitario, empiricamente – a causa, probabilmente, della mia esperienza alla Statale – in virtù dei suoi trent’anni l’avevo già collocato nella schiera dei talentuosi assistenti universitari bloccati nel limbo eterno della “corsa alla Cattedra” intento a barcamenarsi in un opaco precariato. Primo stereotipo che si sbriciola…ed è solo l’inizio.

Il Rettore dello Ied di Como, nonché unico Amministratore Delegato della struttura, è il Dott. Salvatore Amura che di anni, invece, quando ha ricevuto l’incarico ne aveva 36 ed oggi arriva a malapena alla quarantina. Adesso, cortesemente, googolate le date di nascita dei Rettori dei maggiori atenei italiani in modo che io non debba aggiungere ulteriori dettagli circa il mio iniziale spaesamento commisto a un certo senso di speranza. Ovviamente il Dott. Amura aveva un’esperienza professionale di prima classe prima di assurgere alla direzione dello Ied comasco; ha infatti ricoperto ruoli dirigenziali per aziende come Canon, Mondadori e, in ambito accademico, per la Naba. Perciò una delle prime parole che tiene a pronunciare è “meritocrazia“.

L’orizzonte conosciuto, che sarà pur sempre rassicurante, va necessariamente spostato anzi va proprio eliminato come concetto delimitante perché il provincialismo non fa bene all’Italia e men che meno alla cultura: “Non ci sto a compiacere le autorità antiche e dico basta ai tromboni autoreferenziali; in questi anni ho voluto lavorare proprio sullo spazio come concetto da espandere. Noi, e dico noi perché io lavoro con tutto il mio team, vogliamo essere attivatori di proposte, abbattere il concetto statico di confine perché il nostro territorio ormai è il mondo.

intervista amura

I cambiamenti che Amura ha attuato sono partiti dall’interno: “Appena sono arrivato ho notato dei bravissimi assistenti che meritavano la cattedra e ho agito in questo senso promuovendo il merito e permettendo anche ai giovani di talento di affermarsi. Ai ruoli chiave direttivi ho messo quattro donne e tengo a puntualizzare che non servono le quote rosa, perché di donne brave a cui basta il talento per superare un uomo ce ne sono moltissime“. Bisogna inoltre specificare che l’apertura verso un concetto di modernità non è da intendersi come filosofia astratta bensì assolutamente spendibile concretamente per la formazione degli studenti: “Prendiamo come esempio il nostro corso di fashion, per me è fondamentale che sia connesso al territorio e, per esempio, all’imprenditoria comasca che è notoriamente legata al tessile. La scuola non deve vendere fumo bensì assicurare un futuro concreto ai giovani. La nostra Carrier Card è una borsa di studio aziendale dove il miglior progetto viene premiato, quindi il miglior talento si trova a lavorare sul campo con gli imprenditori. Noi non promettiamo di renderti Giorgio Armani, preferiamo rendere tutti dei professionisti moderni, richiesti e spendibili concretamente sul mercato.”

Infine, inevitabilmente, Amura vira sul concreto: “Tutte queste belle parole e questi cambiamenti radicali, come un corpo docenti fra i più giovani d’Italia, devono necessariamente trovare riscontro con dei risultati tangibili essendo comunque un’impresa. Ho cercato di infondere fiducia al posto della solita paura e cultura del fallimento che affliggono l’Italia ingrigita da anni: ho il dovere di infondere la speranza ai ragazzi“. E, a quanto pare, la formula funziona dato che il bilancio dell’Accademia gestita da Salvatore Amura non si accontenta di essere in attivo ma vanta un fatturato quadruplicato.

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