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[ESCLUSIVO] Intervista all’Ambasciatore egiziano in Italia: “Regeni non è mai stato arrestato”

Dalle dichiarazioni della famiglia di Giulio Regeni, passando per l’inchiesta del New York Times, per arrivare alle indiscrezioni di Reuters, il caso del ricercatore 28enne ucciso al Cairo in circostanze sospette sta aprendo molti interrogativi su possibili implicazioni da parte di forze di sicurezza governative. Così siamo andati a sentire di persona la versione ufficiale: quella di Amr Mostafa Kamal Helmy, l’ambasciatore egiziano in Italia, a Roma.

Ambasciatore Helmy, cosa risponde a coloro che vogliono vedere una mano ufficiale nell’omicidio Regeni?

Dobbiamo mantenere la calma, pensare in modo ragionevole. Stimo la libertà di stampa italiana ed il suo lavoro, ma questa non è una giustificazione per accusare il Governo egiziano. Ho rilasciato circa 35 dichiarazioni, ed in ognuna di esse ho affermato con forza l’estraneità del Governo dal caso e dall’omicidio. Ma non solo io, anche il Ministro degli Interni ha escluso qualsiasi connessione tra Governo e morte di Giulio Regeni. Non è logico che i servizi di sicurezza siano implicati. E’ ancor di più paradossale affermare un coinvolgimento contando che negli stessi giorni era presente su suolo egiziano, per una visita ufficiale, il Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi. Chi ha commesso questo omicidio voleva minacciare i rapporti tra i due paesi: un modo per destabilizzare le relazioni tra Italia ed Egitto. Relazioni strategiche. Per chiarezza e amicizia verso l’Italia, l’esecutivo ha scelto di accettare la presenza, per la prima volta nella storia, di un team italiano su suolo egiziano. Si sono scritte tante menzogne, tanta bugie, a partire dalle falsità uscite pochi giorni fa sulle colonne di un quotidiano americano e su quelle di una famosa agenzia straniera.”

Secondo il Governo egiziano qual è la pista più accreditata?

“Non possiamo diffondere alcuna notizia relativa alle indagini, nè ai risvolti delle stesse. Se qualcuno deve fare dichiarazioni pubbliche su questo caso, quello sarà esclusivamente il team italiano. Ricordando però che il lavoro degli esperti su suolo egiziano è l’idea stessa della collaborazione in atto. Noi non vogliamo nascondere la verità. E’ infatti interesse comune scoprire chi ha commesso il reato. Anche gli investigatori egiziani stanno ovviamente lavorando ad una soluzione, e lo fanno con il massimo impegno. Le accuse mosse in questi giorni sono infondate. Altri media hanno parlato di membri indisciplinati del servizio di sicurezza: un’altra menzogna. Regeni non è mai stato arrestato. Ho già provveduto a parlare con il Parlamento italiano e l’ufficio di Presidenza: i rapporti tra le nostre nazioni rimangono solidi.”

Ambasciatore Helmy, come crede che l’Egitto sia visto dal mondo dopo questo caso?

“L’Egitto non è in una condizione di allarme. Quello che stiamo facendo, accettando il team italiano, è esempio di questo, non c’è nessuna volontà di scontro. Entrambi i nostri paesi sono vittime del terrorismo. I nemici sono il radicalismo ed il fondamentalismo. Dobbiamo avere pazienza e riflettere.”

Come si è evoluto il rapporto sociale nel paese dopo la sentenza dell’ex Presidente Morsi?

“La situazione sociale in Egitto ora è stabile. Ciò che è successo a Morsi non è altro che una manifestazione a cui hanno partecipato trenta milioni di cittadini, l’esternazione di un popolo contro un regime religioso e fascista, il cui scopo era cambiare l’identità dell’Egitto. Questo ovviamente non ha nessun legame con il caso di Giulio Regeni. L’Egitto ha i suoi problemi sociali ed economici, come l’Italia o gli Usa, ma la cosa più importante è non esagerare o disegnare uno scenario falso: più grande di ciò che è.”

Come intende muoversi l’Egitto per garantire la sicurezza degli stranieri sul proprio territorio?

“Ci sono centinaia di stranieri nel nostro paese: studenti, ricercatori, uomini d’affari, turisti e residenti. La sicurezza c’è.”

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