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Intervista: The Bluebeaters e il loro nuovo album “Everybody knows”

Everybody knows, nuovo e freschissimo album dei Bluebeaters, esce tra pochi giorni, per la precisione il prossimo 13 aprile 2015 (ma è possibile già preordinarlo!). Dopo aver ascoltato le nuove canzoni firmate BB abbiamo fatto due chiacchiere direttamente con la band. Ecco cosa ne è uscito…

Esce tra pochi giorni il vostro nuovo album, sotto una nuova etichetta discografica (Record Kicks), a sei anni di distanza dal precedente lavoro. Emozionati? Come si vive l’attesa del riscontro del pubblico verso un nuovo disco?

Certo. Siamo emozionati e curiosi di sapere se il disco piacerà come piace a noi. Abbiamo scelto di accettare la proposta di Record Kicks rispetto a continuare con Warner, che ha distribuito Toxic l’anno scorso, perché la cosa principale del nostro lavoro è la passione. E Record Kicks ce la sta mettendo in grandi quantità. C’è bisogno di gente che creda in quello che fa e non solo nei numeri. E anche di un rapporto di vicinanza tra chi fa i dischi e chi li propone.
In sei anni sono cambiate tante cose nei Bluebeaters. L’approccio a questo nuovo disco, di cui avevamo un bisogno estremo, è il nostro ritrovato entusiasmo per rimettere in pista un progetto a cui ci stiamo dedicando da tanti anni. E che pensiamo possa ancora interessare al pubblico. Ripartiamo dal nome e da un suono. E anche grazie a Record Kicks cercheremo di esportarlo finalmente anche all’estero. Cosa che per finora non era ancora successa.

Giuliano Palma & the Bluebeaters non si sono trasformati in Patrick & the Bluebeaters ma oggi vi presentate soltanto come i Bluebeaters: un ritorno alla centralità della band e all’importanza del collettivo?

L’importanza delle persone che formano questo “collettivo” è fondamentale. Ci conosciamo da anni, siamo una grande famiglia e continuiamo a stare bene insieme. La formula che ha sempre funzionato tra le nostre diverse personalità è il gruppo. Ci compensiamo. Hai detto bene, non volevamo ritornare alla dualità cantante/band. La forza dei Bluebeaters siamo tutti noi insieme. Pat Cosmo, a parte essere da sempre uno di famiglia, è la ciliegina sulla torta. Oltre ad avere una bellissima voce, il nostro stesso background musicale ed essere un interprete molto diverso dal King, ha anche tantissime qualità come produttore, arrangiatore nonché umane che ci hanno solamente arricchito negli anni.

La nuova formazione ha dettato anche un ritorno alle prime sonorità del gruppo, quelle per intenderci di The Album: come pensate reagirà il vostro pubblico? Avete avuto occasione di far ascoltare le vostre canzoni anche a Giuliano?

La decisione di tornare al suono originario dei BB è il desiderio di rimettere un ordine nelle cose da cui poi ripartire. Dicevo che il suono è la nostra principale caratteristica e The Album il vero lavoro di gruppo a cui rifarsi. Abbiamo già notato durante il Tour dell’anno scorso che il ritorno al nostro suono originario ha riavvicinato un pubblico che per le scelte fatte negli ultimi anni ci aveva in parte abbandonato. Si è riaccesa la scintilla che ci ha accompagnato nei primi anni. Sta crescendo nei mesi e le piccole anticipazioni del nostro lavoro – dal vivo e col disco – sembra che possano dare i risultati che ci aspettiamo.
Per ora non abbiamo più rapporti con Giuliano. Prima o poi le cose sono sicuro  si rimetteranno a posto, soprattutto dal lato umano. Il tempo è la medicina migliore.

La prima traccia di “Everybody knows” è una canzone che era già parte di “Wonderful live”: come mai avete scelto di riproporla?

Proprio per ripartire dalle nostre origini. “Somebody has stolen my girl” fa parte di una famosa K7 compilata da Gaz Mayall negli anni ’80 che ha dato materiale sia a Casino Royale che a The Bluebeaters. È un classico per la nostra cultura musicale giamaicana. Come lo sono stati “Soon you’ll be gone”, “I don’t Know” o “I am what I am”.

Bruce Springsteen, Neil Young, Kraftwerk, Britney Spears, The Smiths ed altri ancora vengono presentati in una nuova ed originale veste nei vostri arrangiamenti. Come avviene la proposta dei brani all’interno della band? Quali le proposte più strane che non hanno avuto poi fortuna?

La scelta dei brani in questo caso è stata collettiva. Come lo fu in qualche modo, soprattutto, per The Album. In generale forse il cantante sente più di altri la vicinanza della sua voce alla tonalità e alle caratteristiche di un brano piuttosto che altri. E tendenzialmente ha l’ultima parola. Oltre al fatto che ognuno di possiede un bagaglio culturale e musicale simile ma anche diverso. La condivisione quindi genera equilibri e scelte diverse.

In coda anche un brano italiano, un omaggio a Luigi Tenco che tante volte è stato riletto e riproposto da altri artisti italiani: com’è nata l’idea di riarrangiare La mia Geisha?

Tra The Bluebeaters e il cinema c’è sempre stato un bel rapporto, anche abbastanza prolifico.
Su Everybody Knows, oltre a End Titles (titoli di coda di Blade Runner), anche La Mia Geisha è legata alla colonna sonora del film omonimo con Shirley McLaine. Un brano non molto conosciuto e di un autore particolarmente caro a Patrick.
Mettendolo in coda al disco come fosse una “ghost track”, è come se fosse stato messo un primo tassello per futuri sviluppi di canzoni in italiano.

Nel vero spirito che ha visto nascere i Bluebeaters, nell’album ci sono soltanto cover. Avete provato a scrivere qualche inedito oppure è una questione che non vi interessa?

L’idea di scrivere brani originali è una delle cose che abbiamo dato per scontate da subito. E abbiamo iniziato tante collaborazioni in questi mesi con cantautori e artisti italiani che scrivono, coi quali ci stimiamo a vicenda. È un modo per andare oltre la personalizzazione delle cover e dare nuove prospettive al progetto mettendoci qualcos’altro di noi stessi.
È un processo che prevede però un lavoro più lungo e specifico. Continuiamo a lavorarci parallelamente all’uscita di “Everybody Knows ” e al tour che abbiamo iniziato.
E chissà dove ci porterà.

Intervista e fotografie a cura di Pier Luigi Balzarini

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