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Intervista a Philippe Daverio: Avanguardie, truffe delle varie Biennali, Expo effimero…

In occasione dell’uscita del libro “Il secolo spezzato dalle avanguardie” del poliedrico studioso, docente universitario, divulgatore e giornalista Philippe Daverio che propone un’interessante rilettura inerente la nascita delle Avanguardie in relazione all’incedere della società entro le quali si inscrivono, UrbanPost l’ha intervistato. La grande forza di Daverio risiede proprio nella volontà di contestualizzare sempre i fenomeni artistici rispetto alla contemporaneità che – inevitabilmente – è complice del loro generarsi.

Ecco l’intervista che Daverio ha rilasciato a UrbanPost entro la quale non ha risparmiato aspre, ma sempre garbate nei toni, critiche ad attuali fabbriche di arte che, a parere del critico, altro non sono che vacue scatole gonfie di autocompiacimento a zero contenuto.

E’ possibile che oggi si generino ancora Avanguardie?
Oggi il concetto d’Avanguardia non può proprio esistere perché sarebbe pura dialettica. L’avanguardia può esistere nel momento in cui esista un società di massa, com’era durante Ottocento e parte del Novecento, la società odierna è di stampo medievale, perciò esclude questa possibilità e il suo formarsi.

Eppure oggi ci sono artisti che si fregiano di tale qualifica…
Certo, ha detto bene, “loro” si autodefiniscono tali, da lì ad esserlo sul serio ne passa. Pensi che ridere, ci sono artisti che nascono già definendosi d’Avanguardia e muoiono continuando a definirsi d’Avanguardia; tengono lezioni, convegni e insegnano qualcosa che per natura non sono mai stati e mai saranno. Sa quali sono stati i primi artisti a fare Avanguardia, in termine di concetto? (perché è il concetto che supera una visione dominante e sposta i criteri artistici). Sono stati dei giovani artisti italiani, intorno al 1854-55, poveri in canna e di belle speranze che si ritrovavano al Caffè Michelangelo di Firenze. Questo gruppo ha iniziato a rivendicare in maniera sistematica il senso e il valore dell’opera d’arte a prescindere dal fatto che la società e il mondo la riconosca, erano i Macchiaioli. Avanguardia vuol dire quindi vivere e operare fuori dall’ufficialità – trita e statica – e dagli altrettanto logori meccanismi sociali.

A proposito di radici storiche del termine stesso, l’origine della parola Avanguardia è abbastanza curiosa se non sbaglio.
Molto vero, nel De bello Gallico Cesare definisce soldati d’avanguardia coloro che vengono mandati avanti ad aprire la strada all’esercito con inevitabile finale catastrofico per loro. Tanta gloria, ma inevitabile parabola di sventura e morte. 

Ha più volte dichiarato che Expo 2015 non sarà mai al livello di quella storica Esposizione Universale parigina che tenne a battesimo la Tour Eiffel. Perché?
I motivi sono moltissimi, scelgo quello più evidente: dopo più di 100 anni la Tour Eiffel è ancora lì; questo apparato è, invece, del tutto effimero e teso a verificare la propria presunta artisticità sui ristoranti coinvolti.

Dunque, se le Avanguardie oggi non sono possibili per motivi legati al nostro assetto sociale (come ha dichiarato) come si collocano quegli artisti e quelle fondazioni che asseriscono di esserne, invece, del tutto immerse?
Direi che si tratta di apparenti Avanguardie per gonzi certificati. Si confonde la ricerca dello scandalo e la ricerca dello stupore con la creazione artistica. Le varie Biennali si nutrono di questo stupore a buon mercato. Stessa cosa si può dire per Cattelan che ha perfettamente capito questo meccanismo ed è il migliore nel fare moneta.

I social, per esempio, potrebbero essere Avanguardia?
In un certo senso lo sono stati, perché hanno rotto il linguaggio tradizionale e gli equilibri esistenti; ora, che stanno dettando la norma nell’universo comunicativo, inevitabilmente perderanno questo status.

In Italia qualche politico ha usato un linguaggio d’Avanguardia?
Senza dubbio Marco Pannella. 

 

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