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Invalidità permanente, lavoro e risarcimento danni: ecco cosa sapere

Invalidità permanente: l’incapacità lavorativa deve essere effettiva

Il lavoratore, che subisce un’invalidità permanente, ha il diritto di richiedere il risarcimento per la diminuzione della capacità lavorativa solamente se dimostrerà la sostanziale riduzione della sua capacità di guadagnare. L’indennizzo non è di fatto automatico, dunque non è sufficiente che venga accertata l’invalidità permanente, né una diminuzione generica della capacità lavorativa per ottenere il risarcimento. Come riportato dal sito laleggepertutti.it, la Corte di Cassazione ha infatti chiarito che occorre provare una specifica riduzione della capacità lavorativa per poter ottenere l’indennizzo, facendo riferimento a diverse e possibili attività, tenendo presenti l’età del danneggiato, la sua capacità lavorativa e il suo grado di esperienza.

Invalidità permanente: risarcimento, quando scatta il diritto?

Quando si è vittima di incidente si ha diritto, com’è noto, al risarcimento dei danni non patrimoniali, quali il danno biologico e morale e i danni patrimoniali che sono costituiti da due componenti: il danno emergente, ovvero le spese sostenute per curarsi, medicine, terapie ed eventuali spostamenti; e il lucro cessante, ovvero l’impossibilità di guadagnare nel periodo della malattia e nel caso di invalidità permanente, per tutto il resto della vita. La Cassazione è intervenuta per chiarire che il nostro ordinamento riconosce la possibilità del risarcimento solo a condizione che esista un danno certo e attuale, in pochissimi casi è riconosciuto anche un danno futuro, poiché difficilmente accertabile e quantificabile. Il risarcimento per riduzione della capacità lavorativa va a incidere proprio sulla sfera del “danno futuro” in quanto si cercherà di ipotizzare quanto il lavoratore guadagnerà di meno a causa dell’infortunio. Dunque la prova dell’incapacità lavorativa sarà particolarmente rigorosa tanto che la Cassazione, spiega: “In caso di lesione della integrità psico-fisica della persona, il diritto al risarcimento del danno patrimoniale da lucro cessante non può farsi discendere in modo automatico dall’accertamento della invalidità permanente, poiché esso sussiste solo se tale invalidità abbia prodotto una [effettiva] riduzione della capacità lavorativa specifica. A tal fine, il danneggiato è tenuto a dimostrare, anche tramite presunzioni, di svolgere, al momento dell’infortunio, una attività produttiva di reddito e di non aver mantenuto, dopo di esso, una capacità generica di attendere ad altri lavori confacenti alle sue attitudini personali”.

Invalidità permanente: incapacità lavorativa effettiva accertata caso per caso

Se l’invalidità del lavoratore è dovuta a una generica incapacità lavorativa e il danneggiato può comunque modificare la propria attività lavorativa senza dunque avere come ulteriore conseguenza la perdita del reddito, non avrà il diritto all’indennizzo. Comunque si tratterà di un accertamento che non può essere fatto a priori, ma va svolto caso per caso. La semplice invalidità permanente, anche se di grado particolarmente grave, non determinerà in modo automatico il diritto al risarcimento del danno per riduzione della capacità lavorativa. Il grado di invalidità specifica e del correlato guadagno va dimostrata nel concreto provando la riduzione dell’attività produttiva del reddito o la mancata percezione di questo in conseguenza dell’incidente. L’Alta Corte chiarisce: “ è necessario effettuare una valutazione complessiva del problema fisico lamentato dal lavoratore, con riferimento alla sua incidenza sull’attività svolta in precedenza e su ogni altra attività che possa essere svolta, in relazione ad età, capacità ed esperienza, senza esporre a ulteriore danno la salute. Quindi, il criterio di riferimento non è la riduzione della generica capacità lavorativa, bensì la riduzione della capacità lavorativa in occupazioni confacenti alle attitudini della persona.

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Nata e cresciuta in Sicilia. Studi classici e giuridici, lettrice appassionata di poesie e letteratura. Convinta sostenitrice che esiste una seconda possibilità in ogni campo anche per l'Italia.

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