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#IoRestoACasaConUnLibro, la recensione di Federica Bufalo a ‘La Pelle’ di Curzio Malaparte 

Qualche giorno fa abbiamo lanciato l’iniziativa #IoRestoACasaConUnLibro. Partecipare era (ed è) semplice: basta far sapere a noi della Redazione di UrbanPost quali libri state leggendo in questi mesi di isolamento forzato, a causa dell’emergenza coronavirus. È sufficiente inviarci foto e recensioni dei volumi che vi stanno tenendo compagnia. Ci siamo ritrovati nella casella di posta tante mail: speravamo che la proposta all’insegna della cultura venisse accolta, ma in tutta sincerità non ci aspettavamo un riscontro così immediato. Ne siamo felici, perché lo ripetiamo, in un momento così delicato la lettura può rivelarsi davvero una presenza amica. La prima recensione che vogliamo pubblicare ci è stata inviata da una nostra lettrice: Federica Bufalo. Il libro da lei scelto è di Curzio Malaparte e si intitola La pelle. Si tratta di un romanzo pubblicato nel 1949, che narra dell’occupazione alleata in Italia dal 1943 al 1945. Nel 1950 il volume è stato condannato dal Vaticano e messo all’Indice dei libri proibiti. Del 1981 è una trasposizione cinematografica diretta da Liliana Cavani. 

#IoRestoACasaConUnLibro, la recensione di Federica Bufalo a ‘La Pelle’ di Curzio Malaparte

RECENSIONE SCRITTA da Federica Bufalo. Curzio Malaparte, ufficiale di collegamento per gli Stati Uniti negli anni della guerra, è un fascista della prima ora, poi filo-comunista, poi repubblicano. Quale sia la parte di sé stesso che scrive non è chiaro: quest’uomo ha attraversato tutte le strade che gli offriva la sua epoca, e non ha smesso mai di scrivere. La pelle racconta Napoli nel 1943, quando gli eserciti alleati si fanno strada fra i vinti, i morti di peste, la vergogna. Francesi e americani  hanno liberato il Meridione dal fascismo, ma il Mezzogiorno non ha capito la differenza. Napoli accoglie tutti, piange tutti, prega per chi è rimasto in piedi. Proprio adesso che la guerra è finita, la vittoria rovista nel silenzio di un’Italia educata a perdere. Per gli americani, Napoli è manifesto dell’Europa vinta, è una prostituta goffa che baratta sé stessa per un pacco di sigarette. Nella Napoli di Malaparte, ogni forma di abominio riflette l’immagine di una giustizia ineluttabile. I vincitori hanno vinto il peggio dell’Europa, che se prima cercava di salvarsi l’anima, adesso vende i figli suoi per salvarsi la pelle. L’autore scrive dal fronte giusto, quello dei buoni che hanno liberato il Paese, eppure vincitore non si sente mai.

Curzio Malaparte scrive dal fronte giusto, quello dei buoni che hanno liberato il Paese, eppure vincitore non si sente mai…

Curzio Malaparte sa essere crudo quanto compassionevole

Serpeggia in ogni descrizione un senso di colpa disarmante. Questa vittoria umilia l’Italia, povera patria ammalata di peste. Il romanzo non celebra alcun trionfo, non esulta per nessuna liberazione. Il focus dell’autore fa luce sulla superficie di verità che trascende il conflitto; racconta un Paese che inneggiava Mussolini e all’improvviso festeggia la sua fine. Sempre pronto a interdire ogni suo personaggio, Malaparte gioca con le parole con arguzia magistrale. Illude ciascun uditore, da protagonista e testimone della più profonda delle disfatte italiane. Anche nello stile Malaparte riesce a convogliare correnti e adesioni letterarie: sa essere crudo quanto compassionevole. Amante della tragedia greca, con la sua narrativa raggiunge altissime vette di pathos.

Ci si sente italiani grazie al male che siamo storicamente abituati ad ingoiare.

La pelle condivide la sorte degli anni quaranta, in cui la norma voleva che i grandi romanzi uscissero a puntate sui giornali. Il suo caso editoriale tuttavia fu travagliato: grande successo in Francia, arriva in Italia pubblicato da Bompiani, che gli chiede il miracolo di “mitigarne la crudezza”, ovviamente rifiutato. La serialità impostagli dall’ambiente editoriale regala al romanzo una capitolazione vincente, immaginifica, dove ogni sezione è un mondo a sé. Si annega nella rivalsa, viaggiando con Malaparte, ci si sente italiani grazie al male che siamo storicamente abituati ad ingoiare. Lo riconosco: il tempismo è stato incredibile. Del tutto inaspettato e casuale, a tratti inquietante. La pelle è senza dubbio il romanzo giusto da leggere in quarantena.

Chi è Federica Bufalo

Federica Bufalo, 1994, si definisce una “salentina nostalgica” con base a Roma. Laureata in Lettere Moderne alla Sapienza, attualmente è una laureanda in Filologia Moderna. Specializzata in Letteratura Contemporanea e appassionata di critica letteraria, ha studiato sceneggiatura nella scuola di cinema Sentieri Selvaggi. Ha esperienza redazionale per la sezione curiosità di Veon-Wind nel 2018. È amante di cinema e serie tv. Lettrice incauta e coraggiosa.


Volete partecipare alla campagna #IoRestoACasaConUnLibro? È semplice. È sufficiente specificare il titolo del libro e postare una foto fatta da voi, poi contattarci. Ma non è finita qui, i lettori e lettrici più volenterosi possono inviarci la recensione scritta di pugno al libro scelto. Le pubblicheremo su Urbanpost nella sezione ‘Cultura’! Perché il nostro punto di forza siete proprio voi, che ci seguite, anche in queste settimane così complicate, dove non è facile fare del buon giornalismo e non cadere nel tranello del titolo sensazionalistico per qualche like in più. Vi basterà scrivere all’indirizzo mail cristinalabella.urbanpost@gmail.com 

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.